Intervista a Duccio Forzano, il regista alla guida del prossimo Sanremo. Realizzata da Fabio Fiume

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Riuscire a scambiare due chiacchiere con la persona che, tra circa una settimana, sceglierà in che modo far vedere agli italiani la manifestazione più attesa dell’anno, il Festival di Sanremo, è praticamente come pescare il bastoncino nero giocando a shangai al primo colpo. Invece noi si è riusciti nell’intento di intercettare Duccio Forzano, regista di conclamata fama che governerà la camera di regia della sessantaquattresima edizione del festival delle canzonette. E tra una prova e l’altra, tra un telefono che squilla ed una voce che lo chiama in lontananza, carinamente ci concede attenzione, il tutto per scoprire segreti sul dietro le quinte di questa sua quarta esperienza in riviera e se la stessa pressione che avvolge chiunque partecipi alla kermesse, qualsiasi ruolo abbia, attanagli anche lui:

 

Assolutamente si, come potrebbe essere altrimenti vista l’importanza mediatica dell’evento? Inoltre non è facile cercare di accontentare tutti, non perdendo mai di vista il proprio lavoro, per esserne al fine soddisfatti.

 

Sui comunicati stampa, riguardo al suo progetto regia, si legge testualmente:Innovazione tecnologica, riprese dinamiche e “Godzilla” al servizio della bellezza. Fa quasi paura detta così…

 

Effettivamente! In realtà il Festival quest’anno, tra le altre cose, celebra la bellezza. Per cercare di rappresentarla anche dal punto di vista delle riprese ci saranno tra le macchine, alcune delle più sofisticate e all’avanguardia. Una di queste, la Tecnocrane, ho già avuto modo di utilizzarla l’anno scorso, anche se questo modello è ovviamente aggiornato. E poi c’è lei ,”Godzilla”, questa grande camera grazie alla quale si copre tutto il perimetro frontale del palco, con una mobilità di ripresa che va dai 30 cm, fino al metro di altezza. Ci sarà inoltre una SpiderCam 2d posizionata davanti all’orchestra, grazie alla quale si potranno produrre inquadrature suggestive, con piani sequenza.

 

Raccontata così non fa più paura, ma comunque rende l’idea di qualcosa di americano.

 

Più che americano direi senz’altro cinematografico.

 

Sono diversi gli anni di lavoro in cui costituisce “coppia di fatto della tv” con Fabio Fazio. Cosa la lega particolarmente al conduttore?

 

Prima cosa l’enorme rispetto per il lavoro dell’altro, che non vuol dire necessariamente non interferire, non discutere o non confrontarsi, ma far viaggiare di pari passo il rispetto professionale con quello umano. In questo siamo molto simili ed ormai è dal 2006 che si collabora insieme ed ovviamente si è diventati anche amici.

 

Fabio divide il palco a Sanremo come a “Che tempo che fa” con Luciana Littizzetto ed i loro sketch sono retti anche dalle espressioni ed i giochi di sguardi che i due si scambiano, spesso improvvisati. Come fa a stare dietro a tutto questo?

 

Questa è un grande responsabilità. Basti pensare a come può non funzionare un loro numero se nel momento in cui Luciana fa una battuta, stai inquadrando Fabio, oppure a battuta fatta, ti perdi la reazione in viso, piuttosto che gestuale di Fabio. Come si fa? Cercando di tenere tutte le camere posizionate a dovere ed avere, un po’ come se si fosse parte delle sketch stesso, quell’intuizione su dove si andrà a parare, prevedendone quindi le reazioni.

 

Curiosità di molti: anche i cantanti durante le prove, scelgono che tipo d’inquadrature avere?

 

No, proprio no. Io parlo con chiunque, questo certamente; chiedo se han bisogno di qualcosa di specifico, ma poi la scelta di come riprenderli spetta solo a me. Si tratta di rendere visivamente una canzone ed è un mio compito che è risultato di ascolti ripetuti e dell’idea che mi son fatto, di una codifica che ne ho dato.

 

Può anticiparci se c’è qualche canzone che l’ha colpita particolarmente?

 

Consiglio di ascoltare molto i giovani. Mi hanno davvero colpito. Tra tutti, anche per un sano campanilismo, dico Zibba.

 

 

 

Fabio Fiume

 

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