Empire of the Sun: Ghiaccio scintillante sulle dune, ma poi sotto? La recensione di Fabio Fiume

empire of the sunUna batteria, una serie di sintetizzatori, due voci che in disco sono molto belle, ma talmente piene di effetti da far intendere che live, magari, non siano poi tutto sto granché… ed in effetti! Loro sono gli Empire of The Sun, duo australiano che dopo il successo di circa un lustro fa, è ritornato sulle scene con il secondo lavoro dal suggestivo titolo “Ice on the dune”.
Non che i due siano rimasti a guardare negli anni trascorsi tra i due dischi, visto che Nick Littlemore è uscito sul mercato un paio di giri di calendario fa con il disco dei Pnau, il suo gruppo madre, mentre Luke Steele, il pittoresco vocalist con l’aria da santone pagano, ha lavorato come autore per Usher e Beyoncè tra gli altri.
“Ice on the dune” non si scosta granché dal variopinto mondo che aveva caratterizzato il loro precedente progetto, anzi, fatta eccezione per qualche accelerazione di beat, il discorso è rimasto pressoché invariato.
Se “Alive”, il primo singolo, che oggi in Italia è anche colonna sonora per un noto spot, è sembrato ridarci indietro i Bee Gees aggiornati in versione 2.0, nel nuovo lancio, “Dna”, si mischiano un po’ le carte, inserendo una chitarra gitana, che nell’arrangiamento ricorda un po’ da vicino “Please stay”, hit poco hit, della loro conterranea Kylie Minogue.
Punto di forza dell’album è la bella “Awakening”, dove l’inciso riesce a farsi canticchiare anche se non sai l’inglese, tanta è l’orecchiabilità, mentre si fa un deciso passo indietro nell’ inutile lento “Keep a watch” di cui, non essendo Steele un “cantante di voce” e nemmeno dalle troppe sfumature interpretative, davvero non se ne sentiva l’esigenza; a meno che non s’intendeva spezzare gli entusiasmi dal tanto saltellare, soprattutto dopo la solo musicale “Surround sound”.
Di “Ice of the dune” forse la cosa più bella resta comunque il titolo, suggestivo si, ma anche forviante, perchè in effetti ciò che senti dentro seppur non deprecabile, così suggestivo non lo è ! Cinque

Fabio Fiume

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Un pensiero su “Empire of the Sun: Ghiaccio scintillante sulle dune, ma poi sotto? La recensione di Fabio Fiume

  1. Ho letto per caso questo articolo e devo dire che ne sono rimasta delusa in quanto fan del gruppo.
    Ho guardato molti live degli Etos e sono davvero fantastici grazie anche alla voce di Luke Steele che è unica.
    Non sono neanche d’accordo che i 2 album siano uguali perchè è ovvio che abbiano lo stesso stile visto che fatti dagli stessi artisti ma sono totalmente diversi.

    za tra i due album che ovviamente hanno delle somiglianze visto che sono fatti dallo stesso gruppo

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