Le Donatella – Proposta di stile rifiutata dai Network. Ma se fossero state straniere? La recensione di Fabio Fiume

ledonatellaMentre un nuovo X Factor è appena partito, un ennesimo Amici è in fase di ultimazione, un ulteriore The Voice è in preparazione e altri talent si affacciano sui nostri schermi ( sta per partire il nuovissimo Singer Inside, che promette buone cose ), spesso ci si dimentica di artisti lanciati in precedenti edizioni di questi inesauribili serbatoi. Il dito resta puntato su chi è davvero emerso discograficamente parlando; certo, i successi di gente come Mengoni,Amoroso, Emma, Noemi sono sotto gli occhi di tutti, ma non è detto che tra gli altri, che non hanno ancora svoltato, non vi sia del buono, o quanto meno delle particolarità e spesso il non emergere non è dipeso strettamente dalla cattiveria di quanto realizzato. Succede infatti che girando tra varie stazioni radio, quelle piccoline, ( visto che le grandi sono tutte uguali ed in falsa riga, con le dovute eccezioni ) becchi all’improvviso una cover di un pezzo che ti stupisce: tale cover è “Love comes quickly“, brano dei Pet Shop Boys datato 1986, si famoso, ma non certo uno dei più rappresentativi del loro percorso. Ti soffermi, parti alla ricerca di chi è che ha inciso questa cover, per altro realizzata benissimo, aumentando la battuta, personalizzando l’inciso ove si poteva, senza tuttavia far perdere al brano quel sapore 80’s tutto synth e stroboscopio e scopri che il pezzo è l’attualissimo e terzo singolo estratto dall’album “Unpredictable“, disco uscito questa primavera ad opera de’ Le Donatella! Quasi sgrani gli occhi, perchè le due bellissime gemelle, venute fuori nell’ultima edizione “conclusa” di X Factor, poco si erano viste, eppure un disco lo hanno realizzato, sono state in classifica in posizioni di rincalzo quando le giornate volgevano al bello, ma se n’è parlato poco, poco spazio tv, radio distratte, riviste tematiche che “boh”,  ed allora rimediamo noi! “Unpredictable” è un album carinissimo, stranamente fresco, visto che è rivestito su di un’ ossatura che porta circa 3 decenni sul groppone, cantato con quelle intenzioni medesime e proposto anche in chiave di immagine come se si fosse fermi al grillo parlante e la ps4 fosse una cosa che solo gli extraterrestri potessero concepire. Non si sa quanto Giulia Silvia ( questi nomi delle due sorelle ) ci siano davvero dentro, loro che manco c’ erano nate negli anni dell’edonismo più sfacciato, ma due son le cose: o hanno imparato da sole nelle loro camerette quello che è stato uno stile di vita, più che un’intenzione musicale, oppure le hanno chiuse in un bunker, finita la trasmissione, lobotomizzandone il cervello con infusioni direttamente al midollo di gente come i già citati Pet Shop Boys, ( “Love comes quickly”), i primi Depeche Mode ( “Fooled again” o “We are nothing” , che sembra uno di quei pezzi cantanti da Martin Gore ), Kim Wilde ( “Magic” ), gli Yazoo ( ascoltate la base di “Thunder” ), i lenti della seconda parte della decade dei Duran Duran ( la title track ), ma anche cose meno stilose alla Samantha Foxo prima Kylie Minogue ( “Waiting for you” ). Ci aveva quindi visto giusto Arisa, dando alle due una veste elettropop ed ascoltando questo disco, che di certo non è quello della vita, ma nemmeno un prodotto da cestinare, non possiamo non domandarci come mai le radio, nessuna radio, abbia sposato il progetto, essendo i tre singoli ad oggi pubblicati, tutti degni di ascolto, senza contare che cose in questo stile sono spesso da loro promosse e propinate. Dobbiamo fare i nomi? E la risposta è una sola possibile: basta che abbiano dietro una scritta che certifichi “Made in qualche parte che non sia Italia”. Come sappiamo essere provinciali noi….Sei 1/2  

Fabio Fiume

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