Samuele Bersani: nitido cantore di ciò che si pensa ma non si dice. La recensione di Fabio Fiume

samuele-bersani-2013

Quante volte ci capita, magari seduti in metropolitana, di guardare il nostro dirimpettaio di sedile e pensare a cosa potrebbe fare come lavoro, chi potrebbe essere, se la sua vita è appagante o problematica? Quante volte guardiamo una “diversa abilità”, che sia fisica, sessuale, o semplicemente di condizione e ci costruiamo un mondo, una storia, per provare a spiegarci come è che si vive in quello stato, come è che si fa? Samuele Bersani nel suo nuovo lavoro “Nuvola numero nove“, ha il merito tra i meriti, di dare voce a quei pensieri, che certo restano tali, non esplicati e senza risposta; sono i suoi (e ci mancherebbe) ma potrebbero essere i nostri, i vostri, quelli di tutti, per quanto sono spiegati con intelligenza, uso corretto e ricercato della parola, dove nulla è fuori posto, ed anche quel fine tatto che solo un osservatore acuto può avere. Che “Nuvola numero nove” fosse un disco felice per il bel Samuele è stato subito chiaro dalle sue interviste, pregne di una ritrovata felicità personale, cosa confermata anche dalle prime note con cui il disco si apre, quel “la la la” scanzonato di un brano come “Complimenti!“, con tanto di punto esclamativo a titolarlo, in cui ci si rende conto ironicamente, quasi per caso, che il “perderla” è stato un toccasana, un pensiero svanito che si aveva effettivamente voglia di smarrire, pur lasciando il senso che la fine di una storia è un po’ come un sogno che si è rotto svegliandosi. “Desireè” è la donna sola che vive di espedienti non tutti leciti e si muove in una città distratta in cui l’ambiente è disturbato dal vento, la panchina del parco è il comodo letto che non ha, nella sua vita di corse scandita da otto fermate di Autobus su cui trovare la giusta opportunità, che non coincide certo con la fortuna del suo malcapitato, vecchie canzoni in sottofondo ( citata “Fast car” di Tracy Chapman ) e la speranza di fondo di trovare la propria oasi. E ci commuove quasi la poetica del singolo leader “En e Xanax“, che racconta semplicemente dell’amore, di come questo meraviglioso sentimento può sconfiggere le barriere, le differenze sociali, le ansie, le malattie. L’amore è trovare pace nel leggersi un libro, nel fare l’amore che è “sovrapporre il battito cardiaco” … visione di grande poesia cantautorale già di suo, figuriamoci rispetto a cose tipo “taggarsi”, figlie dell’epoca. Anche in “D.a.m.s” c’è l’occhio di chi con ironia e distacco mai troppo veritiero ha osservato attentamente tic, nevrosi o semplici abitudini, mentre la conclusiva “Il re muore” può prestarsi a più letture; la nostra è quella del tempo che passa, della consapevolezza che avanza e sostituisce convinzioni, ricordi e possibilità. L’ispirazione è sempre stata di casa nel pentagramma di Samuele, ma con “Nuvola numero nove”, (e non scriveremo anche noi cosa stia ad intendere!!! ) essa ha trovato nuova valvola di sfogo, che ravviva un’immagine di un autore mai fuori dal tempo, abile nel fermare l’attimo, come una foto ben scattata che, ancora una volta, anche noi possiamo condividere. Otto 1/2 

Fabio Fiume

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