Tommaso Primo ed il “non bravo”giornalista.

di: Fabio Fiume

 

Il bravo giornalista, il critico autorevole non dovrebbe mai scrivere in prima persona, ma usare il plurale maiestatis, perché egli scrive per la sua testata ed è, attraverso le sue righe, voce di tutta una redazione. Forse allora, almeno per una volta, non sono un bravo giornalista, perché per parlare del disco di esordio di Tommaso Primo, “Posillipo interno 3“, ho deciso di espormi rinunciando alla regola e mettendoci la cosiddetta faccia, oltre che la firma. Perché questa decisione? Perché ho conosciuto Tommaso durante uno show benefico da me condotto all’inizio di quest’anno; non sapevo minimamente chi fosse, cosa facesse, che stile musicale, che gusto né, tanto meno, la timbrica della sua voce. Era li perché me lo avevano proposto, quasi imposto, ma non avevo potuto ascoltare nulla, complici tempi molto stretti di realizzazione dello spettacolo stesso. Poi durante il pomeriggio di prove, mentre faticavo a mettere d’accordo tutto il cast, tra chi voleva provare, chi aveva problemi per un’uscita programmata troppo in là nella serata e chi troppo in qua, dai camerini arrivavano arpeggi di chitarra ed un suono suadente di voce, un accompagnamento piacevole che sembrava rinfrancarmi e darmi la forza per non urlare contro chiunque mi creasse ancora problemi; era Tommaso, che solo con due componenti della sua band, se ne stava nel camerino comune, seduto su sgabelli d’occasione e provava li, standosene in disparte dalle primedonne, facendo il suo, suonando. Li mi son fermato ed ho ascoltato, ho rifiatato, mi sembrava di essere di colpo a piedi scalzi sulla spiaggia ad ascoltare il rumore del mare. Gli ho detto che mi ricordava la pacatezza di Nino Buonocore e lui con un sorriso ha detto un semplice grazie. Sono passati poco più di sei mesi e quell’artista umile esce l’otto di Luglio con il suo primo lavoro, un mini album personale, ricco di concetti e dai suoni semplici e ricercati allo stesso tempo; produzione indipendente, fatta di piccoli numeri, ma di grandi artigiani. A dare il titolo al lavoro, tutto in nobile dialetto, proprio uno dei brani di quella serata, quella “Posillipo interno 3“, figlia di una storia adolescenziale del nostro, complice una ragazzina che per sviare l’insistenza del Tommaso corteggiatore, inventò questo indirizzo depistante. Si, Primo mi ricorda il Nino Buonocore che arpeggiava delicatamente la sua chitarra, come in “Addore“, dove si apre anche con l’evocativo violino di Claudia Nicolosi, che è già racconto prima che ci addentri nel testo in cui è il vivere comune, la familiarità dei gesti, di quello che si ripete quotidianamente davanti ai nostri occhi a diventare “Addore/odore”, per l’appunto. Alcuni passaggi vocali, sfumature mi verrebbe da dire, rievocano anche i più bei momenti di Fabio Concato, altro esempio alto per la musicalità di Primo, come in “San Pasquale a Chiaia“, per i quali vicoli, nel cercare un amore che gli somigli, il protagonista si perde tra gli odori del caffè. Lello Settembre al flauto apre “Salita Paradiso“, mentre Lorenzo Manna è alle percussioni, particolarmente in prima linea, in “The white Virgiliano’s man“. E come trascurare quella piccola luminescenza che ha in sè un pezzo come “Gioia“, scelto come primo singolo e già sul tubo con il solare video. In esso interviene Ismeal dal Senegal a donare anche un’internazionalità al progetto, che meriterebbe di approdare in etichette storiche come la Real World, perchè questa è musica senza confine. Una strada di Tommaso Primo è intere autostrade da percorrere, un odore può diventare tanti odori, una cantilena dialettale, una lingua comune. E’ vero, forse non sono un bravo giornalista, ma oggi ho sentito davvero un bel disco.

Otto.   Immagine

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