IVAN GRANATINO E LA VERSIONE DELL’HIP-HOP “MADE IN SUD” – La recensione di Fabio Fiume

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Ad incontrarlo sembra giovanissimo, tanto da poter esser confuso con uno dei tanti ragazzetti che, magari con pochissima esperienza alle spalle ed una valigia piena di sogni, tentano uno dei talent show tanto di moda, quanto criticati adesso. Ed invece Ivan Granatino tanto ragazzino non è, ed approda al suo primo vero disco ufficiale ( ne aveva pubblicato uno nel 2008 a stretto uso e consumo dell’ambiente partenopeo ) a quasi 30 anni e con un bel po’ di bagaglio accumulato, fatto di concerti, lavoro di scrittura e collaborazioni varie. Il suo mentore è sicuramente Franco Ricciardi, che credendo nel progetto e nelle cose che Granatino scrive, gli ha prodotto artisticamente questo lavoro, intitolato semplicemente “Gas”, titolo che lo stesso Ivan giustifica così: “il gas è la forma in natura più simile al mio percorso musicale; il gas cambia forma di continuo ed anche la mia musica è in continua ricerca ed evoluzione” . In verità “Gas” è un lavoro si piacevole, ma che non suona sinceramente così nuovo, pieno come è di riferimenti urban ed hip-hop di chiara matrice a stelle e strisce e di interventi elettronici o campionamenti facilmente rintracciabili ( da Jovanotti agli Ac/dc ) ad impreziosire. Quel che però è convincente è l’appeal radiofonico che hanno quasi tutti i pezzi che lo compongono, cosa questa che farà storcere il naso ai ben pensanti, ma che è al fine la strada che gran parte degli artisti al debutto cercano, ovvero la conquista di un proprio pubblico. In questo Granatino che viene da una cospicua gavetta al fianco di Ricciardi e da collaborazioni con mezzo mondo hip hop nostrano, da Luchè ai Club Dogo, passando per Clementino e i Co’ sang, è sicuramente facilitato, ma lo è anche per alcune intelligenze strategiche a livello promozionale; sono infatti stati dati alle stampe durante questo periodo i singoli “Adesso” ed “Ora”, dagli “incisi incisivi” e squisitamente riusciti, corredati di video appropriati, che ben si sono comportati sia radiofonicamente che nei circuiti di genere.

Durante la lavorazione del disco, Granatino ha poi dato il via anche ad un carriera parallela per una nota major, anche se col nome sintetizzato in Ivan Grana, pubblicando per loro un singolo intitolato “Goodbye” dall’arrangiamento leggerotto ma dal testo “fintoscemo”, che nasconde una morale invece sulle difficoltà italiane in Europa, con questa che ci guarda con occhio sprezzante. L’esperienza però non ha avuto grandi proseliti ed è forse per questo che lascia un po’ perplessi l’idea di promuovere “Gas” con un brano sulla falsa riga, ovvero “A noi va bene così”, sicuramente la cosa meno riuscita del disco; certo anche qui c’è un celato discorso morale sulla ricerca sempre delle cose impossibili, quando tutto sommato si potrebbe trovare il bello in ciò che si ha, però oggettivamente l’arrangiamento è conformato ad una certa dance truzza. Insomma si può esser scanzonati pur facendo delle cose gradevoli, come nel caso di “Non è possibile”, probabile prossimo singolo, che ha un sapore vintage e poggia su un beat ipnotico. Sicuramente di altra fattura è anche la bella “Le mie lettere” in duetto con Luchè a cui spetta di chiudere il lavoro o l’irriverente “Ironico”, in cui Granatino si fa beffe delle porte sbattute in faccia dalla discografia e sul solito stereotipo che vuole il musicista napoletano sapiente solo con un mandolino tra le mani. Non poteva mancare Ricciardi, anche se in “Sogni o polvere” si rischia di restare un attimo confusi da chi fa da feauturing a chi. Valenti gli interventi autoriali del giovane Danjlo Turco ( proprio con la J ) che non solo co-firma le note “Adesso” ed “Ora”, ma anche la buona “Ti cerco”, confluendo ai brani intuizioni pop miracolosamente originali. “Gas” è un disco positivo; non ha pretese di ancorarsi tra le pietre miliari della musica italiana, ma solo quello di fornire uno spaccato attuale delle sonorità amate dai giovani, con la variante del punto di vista di uno del sud, per uno stile che in Italia vede in Milano la propria capitale. Sei +

Fabio Fiume

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