Rihanna e gli album non abbastanza forti quanto i singoli.

di: Fabio Fiume

Purtroppo, dopo tanta pazienza, in attesa che arrivasse la smentita coi fatti, siamo arrivati al dunque, con un nuovo album che ancora una volta conferma la tendenza: bellissimi singoli, potenti, conquista mondo, ma in album pieni di altre cose che non sfiorano nemmeno la loro forza. Stiamo parlando di Rihanna, reginetta pop delle classifiche degli ultimi 7/8 anni e del suo nuovo lavoro “Unapologetic”, che pur di sicuro sarà un successo, acquistato sull’onda di quei brani piacevolissimi che irrompono e conquistano le radio, ma che poi all’atto pratico, quello della durata, lascia un po’ l’amaro in bocca. Potremmo dire che negli anni 2000/2010, nessuna più di Rihanna incarna con veridicità una versione riaggiornata e corretta delle cantanti pop degli anni 80, capaci di uscire con un singolo a stagione, sempre di successo, e poi con un album che oltre ad essere una raccolta degli stessi lasciava che poco o null’altro conquistasse spazio tra i ricordi. Sarà anche che la nostra si è lanciata in una sorta di missione, che la vede pubblicare un disco all’anno da svariati anni per l’appunto, e che impegnata come è non solo nei tour mondiali, ma anche a riempire le pagine dei rotocalchi rosa ed i lettini dei tatuatori, il tempo per lavorare resta quello che è. “Unapologetic” risente di questo ed appare un disco in cui si riprendono dei discorsi abbozzati nei lavori precedenti, con una prima parte che più che suscitarti un “mah”, non riesce a fare. Tra le prime sei tracce galleggia, anzi vola ci verrebbe da dire, solo “Diamonds”, singolo a cui è impossibile non riconoscere una straordinaria capacità di ficcarsi in testa, con un beat ossessivo e dei giochi interpretativi della nostra, comprese le sovrapposizioni vocali finali, che davvero risultano piacevoli, mischiando l’immediatezza di un brano pop fresco e di un tono malinconico e conquistatore che Rihanna spesso ha come cifra stilistica, nelle sue interpretazioni. Poi poco altro; molte collaborazioni, ma alcune davvero inutili. Cosa vuol dire ad esempio  il brano con Eminem? In “Numb” sembra infatti che sia la cantante a fare un feat. per il rapper americano, già con lei qualche anno fa in “Love the way you live”, di ben altra pasta però. C’è anche Future in “Loveeee song”, dove riemerge quella vena malinconica, ma che poggia stavolta su un brano che non decolla. I ritmi si alzano a metà con la solita truzzata a cui la diva delle Barbados ultimamente ci ha abituati e la firma di tutto questo è quella di David Guetta per una “Right now”che probabilmente uscirà come singolo e siamo pronti anche a scommettere andrà benissimo. La seconda parte del lavoro è una ricerca tra la ballad di maniera, con qualche colpo discreto come in ” What now” a cui manca però l’apatia trasportatrice di una “Unfaithfull”, o gli incalzanti echi di “Russian roulette”, mid-tempo non malvagi, come la conclusiva “Lost in paradise”, finte atmosfere reaggemuffin in “No love allowed”, ed il brano per far chiacchierare, ovvero “Nobody’s business” in duetto con l’ ex, pare mai troppo ex, Chris Brown. Ma Rihanna oggi è diva a sufficienza per passare indenne anche l’uscita di un album bruttino, aiutandosi con il mondo video, da sempre un’importante freccia al suo arco ( anche se l’idea della faccia galleggiante sull’acqua di “Diamonds”, con tanto di occhi dello stesso colore, l’aveva usata già Janet Jackson per “Everytime” nel 1998 ). La farà franca anche stavolta!

Cinque=

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