Robbie Williams – Tutto il pop in un disco solo

di: Fabio Fiume

Robbie Williams torna sulle scene da solista, dopo la due anni trascorsa a scorribandare con la band degli esordi Take That ed a recuperare energia e mestiere per riprendersi e lucidare uno scettro, quello di re del pop inglese, lasciato un po’ ad opacizzarsi dopo una paio di album bruttini (” Rudebox” ) e senza la solita fortuna ( “Reality killed the radio star” ). E c’è da dire che il pop, nella sua accezione più veritiera del termine è proprio ciò di cui oggi Robbie offre largo campionario all’interno del nuovo “Take the crown“, ovvero ampia concessione alle melodie facilmente memorizzabili, incisi che incidono per davvero ( vedi “Candy” il primo singolo ), mistura di suoni improntati su giri armonici semplici di chitarra oppure su impeccabili basi composte al piano e piccole aperture, senza significativi slanci, verso l’elettronica di cui Robbie è grande estimatore, verso l’acustico ( addirittura qui in un caso, “Losers“, quasi country)  che fa fico, le ballads di maniera, la punta di rock per scaldare il pubblico durante i live ed il mai come in questo periodo rivalutato mondo crooner. Per ogni canzone potresti immaginarti un altro artista ad eseguirla, come nel caso proprio di “Candy”, che è il pezzo che sarebbe stato perfetto per Michael Bublè, voglioso sempre più di far simpatia, cosa che gli riesce tuttavia bene o come in “Be a boy” dove convivono a sensazione due gruppi inglesi di inestimabile importanza e favore, ovvero i Pet Shop Boys, da sempre fonte di ispirazione per l’ex belloccio dei Take That ed a cui il brano sembra aver rubato la base ed i Coldplay, attuali alfieri del britishpop in tutto il mondo e stimati dal nostro perchè ritenuti sufficientemente furbi. La ballad di maniera, di cui Robbie da “Angels” in poi ne può annoverare davvero diverse, è senz’altro “Different” e come in “Candy” vede al suo fianco la firma di un amico ritrovato, Gary Barlow; si quel Gary da cui Robbie anni fa era fuggito, denigrandone le capacità di autore e con precise accuse di protagonismo all’interno della band, dove aveva più spazio di tutti. Il brano migliore del disco è senz’altro “Into the silence“, in cui però si tocca una nota che “scricchiola” persino in disco, che nulla toglie alla bellezza del pezzo, ma che dal vivo bisogna capire quanto per Robbie sia sostenibile. Strano ma tutto sommato riuscito l’esperimento di “Hey wow yeah yeah” che è praticamente una canzone senza testo , mentre sicuramente da rivedere il finto rock di un brano come “Shit on the radio“, davvero superfluo. C’è tutto insomma in “Take the crown” di Robbie Williams, tutto quello che è pop, compreso il suo ego da atteggiata star di prima grandezza, ma tutto sommato per sua stessa ammissione, ridimensionata dagli anni che passano nel dichiarare candidamente:   “Non posso più essere al top nel mondo, ho 38 anni!“. Forse ha ragione, ma bisogna pur sempre vedere cosa offre il mondo attorno!

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