Pet shop boys – La versione cocktail inspiegabilmente snobbata dalle radio

di: Fabio Fiume

Per i figli degli anni 80, quali siamo, scrivere male dei Pet Shop Boys è una licenza imprendibile, anche perchè diciamolo pure, non ce ne danno mai modo! Il duo, pionere del pop inglese di matrice squisitamente elettronica, ha fino ad oggi inventato, disfatto e reinventato i canoni della musica concepita coi sintetizzatori, innalzandoli fino a far sembrare che a suonare nei loro dischi sia un’orchestra completa. Certo, oggi ad oltre 50 anni cadauno, non si può non metter in conto che la genialità della premiata ditta Tennant/Lowe, mostri un filo la corda e non riesca ad inventare granchè; eppure il duo riesce in qualche modo a sorprendere l’ascoltatore, abbandonando le velleità per popolare le notti  danzerecce dello stesso ed andando ad occupare sapientemente l’area cocktail, che in Italia potrebbe esser quella dell’aperitivo. Su questo filone si muove “Elysium”, il loro nuovo lavoro, che mantiene il beat più lento e riporta Neil Tennant su note più scure. Per alcuni versi il disco sembra richiamare quello che la critica dell’epoca definì un capolavoro, ovvero “Behaviour” del 1990, ma senza pensar di offendere nessuno, “Elysium” non ha la stessa valenza. In esso convivono dei momenti riuscitissimi ed altri decisamente meno, in cui i Pet shop boys sembrano limitarsi a fare i Pet shop boys ed a convincere il pubblico di sempre. Il primo singolo ad esempio, intitolato “Winner” e lanciato in piena estate, per quanto melodicamente impeccabile, cozzava con la stagione e difatti non ha avuto alcuna attenzione mediatica. Decisamente meglio con il nuovissimo ed attuale estratto “Leaving” che incarna a pieno titolo la musica da cocktail di cui prima e che è facile immaginarsi suonata in locali all’aperto in questi periodi ancora miti, con bicchieri di intrugli colorati in mano, spicchi di arancia ed ombrellini fantasiosi, mentre attenti a non rovesciare il tutto si accenna a qualche passetto timido. “Leaving” è davvero un bellissimo pezzo, tanto che ci si stupisce che le radio italiane ne boicottino l’airplay, preferendo “tronfiate” assurde, seppur modaiole, quando paradossalmente potrebbero, con un pezzo del genere, alzare la qualità senza svilire il loro tanto vituperato senso radiofonico. Tre le altre note positive di “Elysium”, i Pet shop boys danno sfogo a tutto il loro campionario di suoni raccolti in oltre 20 anni di carriera, componendo “A face like that”, in cui convivono in armonia diverse soluzioni sintetizzate adottate negli anni ed ancor meglio fanno quando battono cassa sulla melodia, dando vita a “Give it a go” e “Memory of the future”, che rendono apprezzabile la parte finale del lavoro, altrimenti abbastanza trascurabile, con i punti minimi nelle centrali “Ego music” ed “Hold on” . La passione per il musical che il duo ha sempre dimostrato, emerge invece nella conclusiva “Requiem in denim and leopardskin”. In qualche modo i Pet shop boys continuano ad essere sempre una pietra miliare dei pop ed “Elysium” potrebbe oggi sembrare un disco di assestamento, uno svincolo definitivo per la loro carriera, lasciando che l’eleganza di alcune scelte sovrasti la moda del momento e se le radio, ahinoi, non seguono, pazienza; lo zoccolo duro regge.

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