Premio Lunezia 2012: nel racconto di Antonella Gucci, la cronaca, le interviste e le emozioni

Questo non sarà il classico articolo accademico con le “5 W”. Quindi se volete leggere una mera cronaca di ciò che è stato il Premio Lunezia cercate da qualche altra parte. Ai tempi del fast e slim io ho invece voglia di condividere emozioni e considerazioni senza contare i caratteri rimasti.

La passione per la musica nella sua interezza è un dono dei miei genitori. Ricordo che ero molto piccola, in macchina si ascoltavano  Beatles,  Rolling Stone, Pink Floyd, ma anche Celentano, Mina, Battisti e  Ranieri. Chiesi a mio padre quale artista preferisse e lui mi disse che li amava tutti, ma che avrebbe voluto comprendere i testi inglesi, perchè “se non capisci le parole puoi “battere il piede”. Ma se capisci cosa vogliono dire le parole, e ti prendono lo “pancia”, allora puoi amare davvero la Musica”.

Dopo qualche anno iniziai a comprai libri su libri di testi tradotti degli artisti che man mano scoprivo. Fu un’arma a doppio taglio.. Qualche artista che mi aveva rapito con la musica mi deluse in fase di scoperta dei testi. Viceversa alcuni artisti e brani che non mi avevano rapito con le note, mi conquistarono con le parole.

Crescendo mi è rimasto il bisogno di comprendere a 360° le canzoni, non solo traducendo i testi, ma anche contestualizzandoli nel periodo personale dell’artista e storico/culturale dell’ambiente.

Quando mi è stato prospettato di andare al Premio Lunezia ho accettato con grande entusiasmo, proprio per il fine che si prefigge la rassegna: premiare gli autori e i testi che siano in grado di lasciare impresso il loro linguaggio con parole capaci di emozionare e di farsi ricordare, proprio e soprattutto, per la loro fusione con la musica.

Senza contare poi che il Premio in questione da sempre dedica un’attenzione particolare agli emergenti, mia dichiarata passione.. Detto fatto. In soli due giorni mi organizzo e sono pronta. Direzione Marina Di Massa, piazza Menconi.

L’edizione di quest’anno, la diciassettesima, ha consolidato e rafforzato lo spazio per  le nuove proposte. Cerco immediatamente Loredana D’Anghera, già cantante jazz e soul, laureata in canto e Direttrice Artistica del Premio Lunezia Nuove Proposte  dal 2001, che ci ha gentilmente dedicato un po’ del suo tempo.

 Ciao Loredana e grazie per la tua disponibilità. Com’è stata la selezione quest’anno?

E’ stata come al solito molto impegnativa,. Con il mio team abbiamo cominciato un anno fa a selezionare band e cantautori che ci hanno contattati da tutta Italia., erano numerosissimi Ne abbiamo scelti una quindicina che abbiamo portato al “The Place” di Roma per una selezione dal vivo. E’ stato veramente difficile sceglierne solo 9 per il Lunezia, il livello era altissimo. Al di là di questo la vivono davvero bene i ragazzi che non l’hanno presa come un concorso, ma come una kermesse e una possibilità  di esibirsi. Purtroppo in Italia i palcoscenici per i giovani sono davvero ridottissimi. L’atmosfera è bellissima, hanno legato tra loro, sono tutti amici e hanno capito l’importanza del credito di merito di cui Lunezia è sigla da tanti anni.

Ciò che contraddistingue il Lunezia è dare valore ai testi più che alla musica in sé.

Sì, con Paolo Talanca abbiamo coniato il termine musical-letterario per premiare il valore aggiunto che nasce dal legame tra testo e musica e cerchiamo di andare verso questo pensiero. Al di là dei generi le proposte selezionate sono molto eterogenee, si va dal blues al rock. Non ci limitiamo al cantautorato. Nel genere pop ad esempio c’è un forte elemento di comunicazione da non sottovalutare.

Che consiglio potremmo dare ai giovani artisti per emergere nel difficile mondo della discografia italiana?

E’ un momento difficile per tutti, anche per i big, figuriamoci per i giovani. Posso dire di non mollare, di crederci sempre. Possono sembrare frasi retoriche, ma bisogna sempre perseguire in quello in cui si crede. Io vado un po’ controcorrente e dico ai ragazzi “non andate incontro ai “dictat” radiofonici, seguite la vostre predisposizione“. Va sostenuta la peculiarità. E poi partecipare alle iniziative, kermesse, concorsi, anche se abbiamo detto essere pochi, cercare di esserci, di esibirsi, di conoscere gente e poi ovviamente serve un pizzico di fortuna.

Per la Loredana artista invece sappiamo che è in uscita un tuo cd di inediti. E’ vero o è una voce di corridoio?

Sì è vero. E’ un cd che abbiamo fatto per beneficenza. Gli introiti saranno destinati agli alluvionati del 25 ottobre di Aulla che aveva ospitato il Lunezia i primi anni. Ho avuto l’onore e il privilegio di collaborare con diversi artisti tra cui Max Manfredi e  Bungaro che mi hanno scritto dei pezzi, Mario Lavezzi e Alberto Fortis con cui ho duettato… Ne è uscito “Fiori di loto” che abbiamo voluto regalare per una buona causa.

Ringraziamo di cuore Loredana e ci congediamo. Il tempo è ridotto e c’è tanto da fare.

Abbiamo voluto dare uno sguardo dietro le quinte, anziché raccontarvi ciò che era sotto gli occhi di tutti.  Ciò che mi ha colpito è stato la sinergia dello staff. Ognuno ha il suo compito, ma tutti si preoccupano della perfetta riuscita della rassegna. E i risultati si vedono. Dal pomeriggio, i tecnici si sono dati da fare per raggiungere un risultato impeccabile. In serata l’audio è perfetto e la scenografia davvero suggestiva. Oltre che sul grande schermo le immagini sono proiettate anche sulla Chiesa Della Sacra Famiglia che fa da sfondo al palco. La scaletta prevede reading, premiazioni ed esibizioni. A questo proposito è doveroso ricordare che i prestigiosi riconoscimenti del Lunezia erano accompagnati dai multipli dell’artista Luciano Massari  prodotti presso gli Studi d’Arte Cave Michelangelo.

Tanta gente davanti al palco già nel pomeriggio. Tra tutti mi hanno sorpreso, in senso più che buono, due anziani signori che sabato 22 cercavano Arisa. Quando ho detto loro che ci sarebbe stata l’indomani si sono ripromessi di tornarci. Nel frattempo si sono accomodati ad ascoltare il soundcheck dei presenti.

Gli artisti, accolti e coccolati dallo staff, sono stati tutti molto veloci nelle prove, denotando grande professionalità e umiltà. Bellissima la scena di Annalisa Scarrone, seduta sulla scalinata della Chiesa, attorniata dai fans a chiacchierare con loro.

Tra i soundcheck mi colpisce quello di Erica Mou. Una ragazzina che ti aspetteresti spaventata e intimidita. E invece dimostra gran carattere e idee chiare.

 Ciao Erica. Innanzitutto complimenti (il soundcheck sembrava già l’esibizione. NdA). Dunque sei giovanissima e già giri tutta Italia per concerti e premi. Ma quanto è difficile per un giovane affrontare questa strada ed emergere?

 E’ molto difficile, sia perchè non c’è riciclo generazionale, sia perchè mancano fondi, non solo in termini monetari, da investire sul settore. Sono convinta però che la determinazione nell’intraprendere e perseguire la propria strada poi ripaghi sempre.

 Quest’anno il tuo singolo “Nella vasca da bagno del tempo” sta facendo incetta di premi. Cosa ti ha ispirato questo brano? Come è nato?

Dunque è nato perchè riflettevo sul tempo che passava, anche se ho solo 22 anni, senti il tempo passare. Ho quindi immaginato il tempo come un enorme vasca d’acqua in cui sono immersa (e dalla quale spero di uscire il più tardi possibile) e che, come dopo un lungo bagno ti lascia il segno con tutte le grinze sulla pelle. Spero di avere una vita intensa, accanto alla persone che amo, che mi lasci dei segni addosso.

Quindi tu in futuro sarai anche contenta delle rughe che avrai?

Se me le sarò guadagnate sì!

Il tuo live più emozionante?

Quello a Sanremo è un live fuori concorso con 1000 emozioni. Però in ogni contesto con il pubblico, con tutto il tuo repertorio ci sono altrettante emozioni. Ad esempio ieri abbiamo fatto un bellissimo concerto a Gallipoli sulla spiaggia, veramente incredibile. E’ bello sia sapere che c’è gente apposta per te, sia tessere un rapporto nuovo con chi magari viene solo perchè ha sentito il nome. Abbiamo fatto anche tanti concerti in teatro e tutti ci hanno dato grandi soddisfazioni.

Prossimi obiettivi? Sanremo big?

Chissà, magari un giorno sì. Per adesso finiamo il tour, in ottobre abbiamo qualche serata europea. Poi ci metteremo in studio a preparare il prossimo disco e finchè non viene come dico io…(ride) lavoreremo su questo.

Dalle poche battute scambiate conferma l’impressione di una ragazza con le idee molto chiare e la determinazione per ottenere ancora tanti obiettivi. 

Pian piano la piazza si riempie. Tra il pubblico molti hanno portato una pizza d’asporto per prendere il posto tra le file più vicine e non tardare cenando.

Applauditissimi i Nomadi, Jannacci e Masini. Qualche delusione invece per l’assenza di Patty Pravo a causa di un’indisposizione dell’ultimo minuto.

Le tre serate, condotte da Riccardo Benini e seguite da Radio Rai Uno e Wr8, hanno avuto il supporto delle amministrazioni locali (l’assessore Fabio Traversi ha dichiarato “Il Premio Lunezia è ormai un riferimento dell’estate. Occorre investire in queste iniziative”) e grande affluenza di pubblico (tra le 2000 e le 4000 per ogni serata).

Direi che anche quest’anno il Premio Lunezia del patron Stefano De Martino si conferma un punto di riferimento per la musica di qualità.. Quel tipo di ricerca sul merito che però non sfocia nello snobismo, ma anzi, è aperta ad ogni confronto e stile.

Il pubblico, vero e unico giudice, senza un’età predominante, che canta tanto i Nomadi, quanto la Scarrone, che mangia in piedi pur di esserci, che resta in piedi ore pur di ascoltare vera poesia, in musica e non, attento e coinvolto ne è la prova più palpabile.

I riconoscimenti quest’anno sono andatati a:

 Annalisa, Arisa, Enzo Avitabile, Giovanni Block, Giulio, Casale, Niccolò Fabi, Marco Ferradini, Giorgia, Mauro Ermanno Giovanardi, Enzo e Paolo Jannacci, Marco Masini, Erica Mou, Nair, Nomadi, Umberto Palazzo, Patty Pravo, Bobo Rondelli, Subsonica, Antonello Venditti, Zucchero.

Premio Lunezia Nuove Proposte ad Amelie

Premio Speciale al progetto benefico legato al libro “La poesia delle piccole cose” in favore

dell’Opa (Ospedale Pediatrico Apuano).

Il Premio Lunezia Libro dell’Anno è stato invece consegnato a “Nomadi – Gente come Noi” – (No Reply) – di Antonio Ranalli

 Antonella Gucci per Riserva Sonora

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