Alessandra Amoroso: ancora di più “Camba-Coro” se è possibile… La recensione di Fabio Fiume

Si spera che non dica davvero Alessandra Amoroso, quando afferma che è felice che i suoi due autori di fiducia, Federica Camba e Daniele Coro, siano capaci di scriverle un pezzo in un’ora! Perchè non sappiamo se se ne rende conto, ma i brani che compongono questo “Ancora di più, cinque passi in più”, scritti dai due autori, sono davvero tutti uguali, come gran parte della produzione fino ad oggi proposta dalla passionale cantante pugliese. Ed è strano dire questo su di un disco che proprio in questi giorni ha debuttato dritto al n° 1 in classifica, ma tant’è. Non si discute il gusto del pubblico medio che ha eletto Alessandra come nuova paladina del italian pop dalla lacrima facile, nè tantomeno il talento di un’artista che sul palco rivela la grandissima capacità di catturare lo sguardo, pur senza muoversi troppo; è un fatto di carisma e la signorina Amoroso ne ha da vendere tanto quanta è la passione che trasuda nelle sue interpretazioni, capaci di prendere alla pancia e di farti sentire partecipe di quel che sta cantando. Qui si parla esclusivamente di repertorio. Affidata quasi completamente alla coppia autorale già nominata Camba/Coro, Alessandra ne è diventata una sorta di Rockfeller per il ventriloquo Louis Moreno ( che chi ha qualche anno in più ricorderà ), dando voce e risalto alle loro composizioni, ( che comunque di cose buone ne han pur scritte, per la stessa cantante, ma anche per Emma, Annalisa ed altri ) ma finendone però soggiogata, quasi prigioniera, di una forma canzone che si ripete all’infinito: partenza bassa, quasi parlata, preparazione all’inciso con batteria che sale e da corpo, esplosione nell’inciso, e poi via così, con una seconda strofa in genere un tono sopra, inciso/variazione/inciso, in cui Alessandra sfoga, urla disperata. E per lo più si tratta di ballate, con poca concessione al ritmo e quando questo accade si finisce nel banale, come nell’attuale singolo “Ciao”, la proposta ad oggi più scadente della cantante, con un ritornello che non resta impresso, ( anche se per fortuna non esasperato con la tonalità ) ed un base che non si discosta da un arrangiamento di pausiniana memoria… se confinato al 1993! Paradosso è che sempre lo stesso mini album contiene invece le due cose migliori di Alessandra ad oggi, come “E’ vero che vuoi restare”, che pur muovendosi nella melodrammaticità, riesce ad esser davvero d’impatto ed ancor meglio “Ti aspetto”, il secondo singolo estratto, in cui a farla da padrone è la ripetizione degli incisi in cui l’arrangiamento è in crescendo, con strumenti essenziali nel primo, un leggero sottofondo d’archi nel secondo, per poi esplodere con tutta la sezione nel terzo, in cui si disegna la melodia corpo, nelle pause tra una frase e l’altra. Insomma un brano ad effetto, con cui, se ci avesse fatto Sanremo, non ci sarebbero state Emme a tenere. Purtroppo il resto è poca cosa, anche perchè, come suggerisce il titolo, i fans il lavoro lo hanno già comprato in parte, essendo 5 di questi 8 brani, stati pubblicati come inediti del doppio live ( ed anche doppio disco di platino) “Cinque passi in più”, a Natale scorso. Adesso dopo aver vinto Amici big, la signorina Amoroso ha dichiarato di essere in partenza per gli Stati Uniti, dove si dedicherà allo studio del gospel e probabilmente tornerà carica e preparata, per fare quel benedetto disco soul che tanto desidera. Glielo faranno fare? Speriamo di si! L’importante è trovare però anche altri autori; la stessa Pausini dopo due album lo fece e trovò la chiave dell’internazionalità. Alessandra la stoffa ce l’ha, così come una bella dose di “Capatosta”, che non guasta, mista ad una sensibilità che non riesce a mascherare sul palco. Non è un male; la rende unica. Però sto disco qui: proprio no! Quattro

Fabio Fiume

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2 pensieri su “Alessandra Amoroso: ancora di più “Camba-Coro” se è possibile… La recensione di Fabio Fiume

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