April Fools: Il rock sedotto dal funky e dal soul La recensione di Fabio Fiume

Già segnalati durante i mesi di Sanremo Social, come una delle proproste più accattivanti, e come tale ovviamente scartati, gli April Fools arrivano alla prova primo album con questo “Taggato”, riuscendo a rimanere tali, ovvero accattivanti. Fatto fuori infatti il titolo giovanilistico, che pure possono permettersi data l’oggettiva età, il terzetto base ( con arricchimenti in live ) composto da Gabriele Aprile alla voce, Alessandro Stellano al basso e Vincenzo di Girolamo alla chitarra, monta un album composto di sano rock, contaminato, sedotto, da elementi funky, che rendono le proposte up tempo tutte godibilissime, mentre per le ballads la contaminazione è palesemente soul, almeno nella parte cantata, vista anche l’eccellente estensione del vocalist Gabriele, che in alcuni momenti ricorda persino Marco Mengoni, sicuramente meno eclettico, ma per chi non ama certi ghirigori, da essi ripulito. Ovviamente siamo al cospetto di una produzione indipendente e per questo con pochi fondi, per cui mancano elementi come i fiati, che avrebbero impreziosito le aperture funky; ma alle volte dovere fare i conti con ciò che si ha in tasca, aiuta a tirar fuori il meglio e grazie proprio all’assenza dei fiati “Taggato” è costretto a poggiare sulla ritmica e ad apparire quantomeno originale nel panorama musicale giovanile. Meno orchestra, più groove insomma; come in “Movimento”, in cui batteria e basso pompano di brutto e si riempiono di effetti alla Jamiroquai, facilitando le uscite in falsetto di Aprile, potente ed educato. Dialogano basso e chitarra, invece, nell’apripista “Semplicemente”, mentre “Sul ghiaccio” , il brano migliore del lavoro, sfonda la barriera del radiofriendly, grazie ad un inciso riuscito e memorizzabile, senza tralasciare però le prerogative base del trio, dal punto di vista degli arrangiamenti. E poi ci sono le ballate, concepite con quel sapore di moderno R’n’b, miscelato al soul, come in “Dicembre”, che non avrebbe fatto difetto alcuno in una track list di John Legend, oppure al rock come in “Stand-by”, che fa invidia alle produzioni odierne decisamente sottotono, di un Lenny Kravitz. Bella prova di debutto questa degli April Fools, che meritano l’attenzione di una grande etichetta, che ne fagociti il progetto, ma solo per indirizzarlo a quanta più gente possibile, rispettandolo però, perchè se il prodotto è questo, c’è ben poco da correggere… considerando che spesso non lo sanno nemmeno fare! Otto.

Fabio Fiume

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