Roxette: Un disco giusto per non restar zitti, la recensione di Fabio Fiume

E vabene che ci fa piacere ( e tanto ) che Marie Fredriksson sia completamente guarita, dal brutto male che l’aveva colpita! E vabene che ci fa piacere che i Roxette, band simbolo del pop soprattutto nel decennio dei 90, abbia ripreso a produrre con continuità! Però ci chiediamo se era il caso di pubblicare un nuovo lavoro a distanza di un anno circa dall’album del ritorno; un lavoro che si intitola “Travelling”(… più una frase a sottotitolo, che si fa prima a ricordare:”solo una sana e consapevole libidine, salva il giovane dallo stress e dall’azione cattolica”) che sa davvero di poco, lavorato così in fretta e con una manciata di idee, un po’ lasciate fuori dal precedente “Charm school” , un po’ concepite durante il tour del risorgimento. Un’idea che i Roxette ebbero già nel 1992, quando diedero alle stampe “Tourism”, un lavoro concepito in eugal maniera; il problema è che però i tempi sono cambiati. Per e Marie non sono di certo più gli ultimi sbarbatelli del pop e la loro carriera, seppur ancor dal successo lusinghiero, soprattutto nell’Europa del nord e quella continentale, non è più all’apice. Il loro pop, rivestito talvolta di ruvidità rock, altre con velleità elettroniche, pur senza mai rinunciare alla melodia, mostra un po’ la corda in questo “Travelling” e la probabile fretta di realizzazione non aiuta. Dei 9 inediti che lo compongono, sono soltanto 3 le tracce che potrebbero lasciar segno, almeno tra i fans, perchè siceramente non ci si aspettano nuove conquiste, non con questi brani; tra di essi spiccano la suggestiva ballad chitarra e voce di Marie, intitolata “Turn of the tide”, l’incalzante “Lover, lover, lover” con spiritosi fiati e coretti ed il probabilissimo singolo “Exuse me Sir, do you want me to check on your wife?”, che già dal titolo gode della capacità di incuriosire, con piano ed arpeggio di chitarra combinati insieme per la creazione della melodia, che hanno il loro fascino, così come l’ingresso in contemporanea della voce di Marie e della batteria, nel primo inciso, che creano un’ottima suggestione. Il resto è poca cosa, con un singolo, “It’s possible”, lontano anni luce dalla potenza commerciale delle loro hits e con il solito loro articolare di un lento che subentra ad un finto rock elettrico, fino a giungere alla parte finale del disco, dove ci sono, come nel lavoro di ben 20 anni fa, le riproposizioni. Tra di esse guadagna nuova dignità “Stars” , uno dei singoli più insignificanti, di una band nota invece soprattutto per azzeccarli i singoli, che smette i panni dance di matrice continentale ( ed abbiamo detto tutto ) per vestire quelli più acustici. Per il resto verrebbe da gridar loro un basta con “It must have been love” che ce la state facendo venire a noia, riproposta ogni 2×3, manco ci fossero le offerte da scaffale ! Oppure basta con “The weight of the world”, b-side di “A thing about you”, buon singolo, ma già parte della fase calante di carriera. Insomma, i Roxette avrebbero potuto finire il tour in sacrosanta pace, tenere ciò che di buono avevano composto nel mentre, o non pubblicato e rientrarsene nella loro Stoccolma a rifinire un nuovo progetto per intero. Perchè lavorando ( come recita il titolo del loro disco ) si sono persi la cosa più importante per strada: comporre canzoni degne. Quattro

Fabio Fiume

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...