Pino Daniele : Tra le indipendenti, con “La grande madre”, per ritrovare se stesso. La recensione di Fabio Fiume

Sarà forse stato il lasciare il mondo delle majors, o forse il poter seguire senza pressioni da grande risultato, tutto il lavoro finalizzato al nuovo disco, ma sta di fatto che “La grande madre”, il ritorno di Pino Daniele, rappresenta nella sua carriera un nuovo straordinario start, non facile certamente a 57 anni e dopo milioni di dischi venduti. Uscendo infatti con un’indipendente Pino è riuscito a metter da parte la rincorsa al motivetto facile, quello che dura 3 minuti e fatto ad uso e consumo delle radio o delle tv a tema, per tornare a far vibrare la sua chitarra, rendendola di nuovo protagonista a dispetto di una voce che può fare purtroppo sempre meno ed a cui quindi affidarsi, insieme a testi più ispirati, per valorizzare la proposta. Su queste basi si muove “La grande madre” e già il primo singolo “Melodramma”, sembra oggettivamente uno schiaffo al mondo radiofriendly, che non a caso non lo sta premiando particolarmente; il brano infatti è probabilmente troppo lento e troppo lungo per i passaggi, ma al contempo non presenta punti morti in cui effettuare tagli per renderlo più appetibile. Poco importa perchè Pino non ha granchè ancora da dimostrare, per essere considerato d’ufficio un grande della nostra musica, anche se, ad onor del vero, va segnalato che l’incipit dell’assolo chitarristico di “Melodramma”, per l’appunto, è similissimo ad “Io ti prego di ascoltare”, brano di Morra e Fabrizio e parte del repertorio di Riccardo Fogli.

Notevole il ritorno a pezzi solo suonati, come ” The lady of my heart” che diventa puro godimento, spaccando la track list a metà, o anche il ritorno al dialetto, ripreso a piccole dosi con “Coffe time”, che profuma di jam session o in ” ‘O fra”, che ne è il percorso naturale, il mare in cui la prima, come fiume, sfocia. E c’è anche ispirazione di testo in un brano come “Due scarpe”, che prosegue nella convinzione di fallire la missione radio, ma che trova nella forza del parogone tra le due scarpe, che effettivamente pur se parte di uno stesso paio, fanno la stessa strada, ma ognuna con la sua storia, proprio come le persone, che si incontrano e fanno un cammino insieme, senza mai dimenticare però, che si tratta di due vite comunque differenti. L’ammiccamento al mondo promozionale lo si concede con “Piedi nudi” , senza tuttavia svilire il progetto tutto, grazie ad un arrangiamento funzionale si, ma non scontato e dozzinale; basti pensare agli innesti di sax ad opera di Mel Collins. E poi tante foto, attuali e di repertorio, in un booklet da studiare pagina per pagina, che include spartiti, curiosità, discografia, storia, omaggi, traduzioni in inglese. Ha fatto quindi le cose in grande Pino Daniele, partendo paradossalmente dalla porta piccola della discografia, ovvero le etichette indipendenti, riuscendo a far respirare nuovamente se stesso, in maniera essenziale, come degna conclusione di questo “La grande madre” dimostra, ovvero un brano delicatissimo, intitolato “I still love you”, tutto voce, chitarra e arrangiamento d’archi, curato da Gianluca Podio, che a tutto il disco ha lavorato. Sette 1/2

Fabio Fiume

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