Sergio Cammariere: Un “cantautore piccolino” in pantofole. La recensione di Fabio Fiume

Torna sulle scene uno degli artisti più noti del jazz italiano ovvero Sergio Cammariere, e lo fa con un album omonimo, che ce lo riconsegna nella veste a lui più familiare, più comoda e forse proprio per questo più rappresentativa del suo senso artistico e meritevole di esser intitolata col suo stesso nome; l’album è infatti un disco intimo, cantautorale, con la solita doppia anima che concede aperture a suonate con piano protagonista, più da jam session, per poi tornare a trovare i migliori momenti quando la sua voce, incerta, timida, non precisissima diventa protagonista su accompagnamenti più scarni. Sembra quasi che Cammariere stia suonado in pantofole, nel soggiorno di casa sua per quanto questo disco gli calzi a pennello. Si rinnovano le collaborazioni illustri col paroliere Kunstler, autore già dei suoi brani più famosi, capace di produrre testi che sembrano sottolineare l’educazione del artista crotonese, e quella con Fabrizio Bosso, impareggiabile tromba del nostro jazz, che spesso impreziosisce dischi finanche pop con la sua maestria e che qui interviene in diverse tracce, come “Inevitabilmente bossa”, dove sottolinea accenti suadenti in cui “la mia malinconia sarà per te il mio canto”, o come nella successiva bossanova intitolata “La mia felicità”. Elegentissima poi la sua presenza, quasi uno smocking fresco di lavanderia, in un pezzo elegante di suo, come una serata calda di gala, con luci soffuse che illuminano una piscina tranquilla, in “Come è che ti va?”, di Vincio De Morales; serata in cui lo stesso Cammariere potrebbe sedersi al piano e suonare la delicata “Thomas”, musicale passaggio che introduce alla parte finale del disco, non prima di aver appuntato la bellezza della struggente “Controluce”, brano essenziale nell’arrangiamento che non invade la forza di frasi come:”Stai su di me, resta così, ora sentirai, la danza segreta dell’anima limpida ormai e domani qualcuno, pensando a noi due, parlerà di salvezza tra incanto e reatà”. Più popolare sicuramente il singolo di lancio “Ogni cosa di me”, ma Sergio ci ha già dimostrato di saper trovare il giusto modo, per arrivare alla gente senza scadere, senza svendersi ( i suoi Sanremo lo dimostrano ), rimanendo appunto comodo, nel suo salotto, con le sue pantofole e magari il piano davanti ad un camino acceso. Sette

Fabio Fiume

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