Tiziano Ferro ed il sole che invase i pensieri bui. La recensione di Fabio Fiume

Quando ci occupammo di “Alla mia età”, scrivemmo che ci sembrava che le ferite di Tiziano fossero talmente in bellavista che quasi ti sembrava di poterlo toccare facendogli del male; da allora sono passati tre anni, ed un po’ di cose nella vita di Ferro sono cambiate ed in questo nuovissimo “L’amore è una cosa semplice”, egli sembra spiegarcele in maniera fin troppo nitida, apparendo meno sofferente ma non meno ispirato, perchè ispirazione per Tiziano è la sua stessa vita. Ora come allora, Ferro non mente, ed è così che questo disco segna il contrappasso tra il vecchio Tiziano, quello in lotta con se stesso, con gli amori provati, ma imprigionati, ed il nuovo Tiziano che magari non ha vinto ancora tutte le sue battaglie, ma ci sta provando con convinzione. Questo stravolgimento dello stato d’animo è riflesso nella molteplicità di stili abbracciati in “L’amore è una cosa semplice”, in cui si passa con agilità, dalle ballads in cui il nostro è ormai leader incontrastato, al primo amore, quell’r’n’b che Tiziano proponeva quando ancora la musica era l’ambizione ma non la certezza; qui lo riscopre e mette a segno un’ottima apertura con “Hai delle isole negli occhi”, dove spadroneggia il basso come nella miglior tradizione, e le batterie vere e programmate si combinano alle intuizioni vocali, mai solite, mai banali. Ed ancora si scopre un mai inteso prima amore per la bossanova con “Tvm”, ovvero “Ti voglio male”, mentre era più prevedibile quello per le atmosfere da crooner, espresse a pieno titolo in “Quiero vivir con vos”, per poi calare e lasciare la sensazione di un palco vuoto ed uno sgabello con “…Ma so proteggerti”, in cui si è pronti a far scudo con se stessi, a proteggere chi si ama anche dalla felicità, che talvolta può far paura. Tiziano autore, re di un pop brioso, che ormai trova non poche difficoltà tra le penne della nostra italica canzone, grazie a brani come “Smeraldo”, resa internazionale e preziosa dall’intervento di John Legend, nella versione inglese intitolata “Karma”, o nel primo singolo “La differenza tra me e te” dove per mettere a tacere pensieri e paure di un nuovo rapporto che nasce, basta un :”poi mi chiedi come sto e il tuo sorriso spegne tutti i tormenti”, il tutto su una base con netta distinzione tra le strofe, tutte tenute sul tempo, quasi chiacchierate e l’inciso aperto, arioso, con un sound di chitarre che ricorda le atmosfere anni 80 di band come gli U2.

E poi anche interprete, per la prima volta, quando fa sua una canzone lasciata nel cassetto del comò da Irene Grandi, intitolata “Paura non ho”, che la cantante fiorentina non aveva mai avuto il coraggio di incidere, resa con un arrangiamento orchestrale degno delle canzonissime più gloriose, così come in “La fine”, uno dei primi brani di Nesli, ( autore ed artista da tenere decisamente sott’occhio ), con cui Tiziano sembra sbattere la porta in faccia ai punti bui della sua vita e smettere di essere “Troppo buono”; in quest’ultimo pezzo, che se estratto come singolo, c’è da scommettere, non faticherà a conquistare tutti i cuori, ancora una volta, candidamente ammette: “è vero, è complicato amarmi, nè io nè te ci rusciamo, io da sempre, tu per niente”. Ma adesso il tempo volge al bello e se anche la strada è ancora lunga, lo sguardo di Tiziano mira al sole, sciogliendo la neve ne’ “L’ultima notte del mondo” e gridando che “L’amore è una cosa semplice” e adesso si, lui ha la forza di dimostrarlo. Nove +

Fabio Fiume

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