Laura Pausini: Inedito per il Pop-Pausini fatto da chi ne ha licenza. La recensione di Fabio Fiume

Sparare sul pop condito di italica melodia di Laura Pausini è cosa che riesce fin troppo facile a chi si occupa correntemente di musica; basta evidenziare un progresso che non c’è, una proposta che si rinnova rimanendo immutabile da 18 anni a questa parte, oppure puntualizzare sulla sua voce, acuta, penetrante ma forse non così bella o particolare come quella di altre colleghe, o ancora sui testi, per lo più smielati, resi ancora più zuccherosi da quella stessa voce arrendevolmente pop. Certo, lei ci mette del suo per farsi massacrare dai critici, giacchè anche in questo “Inedito”, non mancano le “Pausinate”; il singolo di apertura ad esempio, quella “Benvenuto”, volata al n° 1 in classifica, in bocca a qualsiasi altra cantante, non così attesa, non sarebbe arrivata nemmeno al n° 20, col suo testo così snervantemente generico, ed un intro musicale che ripesca a doppie mani dall’unico pezzo famoso di Frida, senza la scorta degli altri Abba appresso, così come “Bastava”, che poteva far parte tranqullamente dell’album d’esordio del 1993, riuscendo a sembrar vecchia persino allora. Per non parlare dell’intervento rock di Gianna Nannini, che canta probabilmente il brano più brutto e meno funzionale di tutto il disco a cui addirittura fa da titolo.

Facile, troppo facile, eppure allora perchè questo “Inedito” ci mette alquanto in difficoltà nel farlo? Perchè ci appare genuino, manifesto di un qualcosa che Laura probabilmente ha vissuto in questi 2 anni di esilio dalle scene, in cui ha assemblato le 14 tracce e tra di esse alcune ci hanno davvero colpito. La conclusiva “Ti dico ciao” ad esempio, è una delicata dedica a qualcuno che non c’è più, che se ne è andato con quell’ “ultimo battito, che d’ali diventò”, tra armoniosi archi che trafiggono chi ha vissuto una situazione simile, oppure quella “Celeste” in cui la Pausini sogna la bimba che ancora non ha, riuscendo nell’impresa di farsi capire dalle donne che vivono la stessa speranza di attesa. Anche l’attuale singolo “Non ho mai smesso”, ballatone scritto col suo compagno Paolo Carta e Niccolò Agliardi, ( loro quasi tutto il disco ) in cui si canta di un amore andato via, per nuove esperienze o per paura dell’amore stesso, ma poi tornato per essere accolto a braccia aperte da colui a cui ha chiesto: “torna”, senza accorgersi che non si era mai mosso da li, ad aspettarlo. E come non apprezzare la bellissima “Troppo tempo”, composta da Ivano Fossati, che marca l’esecuzione della Pausini quasi come un timbro di fabbrica, che parte essenziale, piano, batteria e poco altro per incalzare poi melodiosamente con un arrangiamento orchestrale e opulento. Tra le firme anche quella di Niccolò Fabi che firma “Nel primo sguardo”, in cui per la prima volta Laura coinvolge sua sorella Silvia per un duetto leggero. Sarebbe facile stroncare “Inedito”, bollarlo come il solito pop da classifica, ma se quel pop è riconosciuto come “Pop Pausini”, chi dovrebbe farlo se non lei? Sei 1/2

Fabio Fiume

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