Immanuel Casto – Adult music…ma sul serio! La recensione di Fabio Fiume

Arriva negli scaffali dei negozi, dopo tanta gavetta via web e la notorietà conquistata come re del “Porn groove” ( uno di quei sottogeneri creati ad arte ) Immanuel Casto, all’anagrafe Manuel Cuni e lo fa con un album dal titolo emblematico ovvero “Adult music”, che sta quasi a stabilire il divieto d’ acquisto, più che d’accesso, ai minori. Già, perchè se questo album fosse una pubblicazione internazionale sarebbe bollato con l’adesivo “Parental advisory”, per l’insieme di termini fintroppo espliciti ed i contenuti forti dei suoi testi. Diciamo subito che alcune cose sono davvero un po’ troppo; brani come “Johnson” dedicata alla venerazione del membro maschile, o come “Gioco di mano” , trionfo della pratica della masturbazione di coppia senza nessuna velatura, sono effettivamente qualcosa che scade nel trash, nella provocazione e ostentazione fine a se stessa e sinceramente, con i tempi che corrono, anche un po’ inutile. Se però ci si toglie la spocchia dei finti perbenisti, c’è da dire che “Adult music” è un disco che musicalmente spacca di brutto, fatto di elettronica che pesca intelligentemente sia dagli anni 80, che dai 90, senza tralasciare però di contaminarli ( per fortuna poco ) di quel senso tamarro di alcune produzione odierne. Dal punto di vista vocale Casto ha delle belle note baritonali, ma un’estensione troppo piccola, che non permette granchè variazioni se non con l’ingresso di seconde voci o del voice coder. Alcuni brani sfruttano il doppio senso in maniera vincente, come “Crash”, in cui interviene Romina Falconi, già al fianco di Eros Ramazzotti come corista ed ex nuova proposta inutile di qualche Sanremo fa ( inutile per la canzone che portò ), ed in cui un rapporto erotico/sessuale viene tradotto metaforicamente con la programmazione ed assemblaggio di un pc, o come in “Killer star”, l’attuale singolo, dove senza mezzi termini ci si scaglia contro un tipo di televisione che sbatte in prima pagina i mostri di questi nostri anni, parladone talmente tanto da renderli vere e proprie stelle mediatiche e pericolosi esempi per squilibrati emuli. In “Escort 25” c’è poi la denuncia di un mondo, quello dei soldi facili, di cui sono pieni i giornali di gossip e purtroppo per noi anche le nostre sedi politiche e di potere più in generale. Il linguaggio di certo non aiuta la diffusione, così come i video che descrivono in maniera fin troppo veritiera e grottesca quanto si canta. Insomma difficilmente si potrà vedere Casto a Sanremo o a Domenica cinque, lasciato libero di sconvolgere i pomeriggi dei ben pensanti e forse è anche giusto così e lui lo sa. Forse è proprio questa la ragione dell’attenzione che il web ha concesso. Sei 1/2, se pensiamo alla qualità del progetto, due se ci mettiamo la puzzetta sotto al naso!

Fabio Fiume

 

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