Luca Carboni – Senza titolo ma anche senza idee. La recensione di Fabio Fiume

E’ già da qualche album ( circa 10 anni ) che Luca Carboni si è rintanato in casa, assemblando una serie di pezzi che partono per lo più dal computer ma che pare poi da li non si scostino in maniera troppo convinta una volta in studio, con i collaboratori e produttori ( in questo caso Mauro Malavasi, quindi non pizza e fichi ), risultando alla fine poveri, scarni; per molti cantautori questo è anche il modo più facile per far uscire la loro intimità e dei testi particolarmenti importanti, ma in realtà non pare che si possa dire altrettanto per Carboni, di cui salvando poche eccezioni come la splendida “Settembre”, piuttosto che “Colori” o “Lampo di vita”, restano ben poche cose a raggiungere il limite dell’accettabile in queste sue ultime produzioni.

Anche il nuovo “Senza titolo”, sembra figlio di questa modalità di lavoro , componendosi di dieci tracce dieci, abbastanza monocordi, la cui concessione massima è il filone della sampatia in una paio di occasioni, come nell’attuale singolo “Cazzo che bello l’amore”, con cui si cerca di riproporre un’atmosfera alla “Mare mare” che però in questo periodo appare quantomeno obsoleta. Non convince nemmeno l’iniziale “Non finisce mica il mondo”, dove la riuscita metafora: “non finisce mica il mondo dove finiscono le strade”, non trova supporto in un inciso floscio, sia per testo che per arrangiamento, evidenziando a nostro avviso la gravità della mancanza di una batteria, sostituita, come in quasi tutto il lavoro, dalle programmazioni.”Provincia d’Italia” è un elogio ad un vivere comune, fuori dalle metropoli, che in realtà si respira sempre meno anche nella provincia stessa. Carboni inoltre non ha mai avuto grandi doti vocali, con un registro abbastanza strimenzito su cui lavorare, ma anche in questo caso, quando un filo di voce supporta un brano degno, come ad esempio in “Liberi di andare”, finisci che non ci pensi nemmeno, che neanche noti le sbavature. In generale è comunque la parte finale del disco a guadagnare punti, uscendo fuori dalla noia del “nulla di nuovo”, provato fino a metà lavoro; troppo poco per conquistare nuovo pubblico e forse persino per mantenere sveglio il proprio.  4 e 1/2

Fabio Fiume

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