Alexis Jordan: Il fascino del polistirolo. La recensione di Fabio Fiume

Il mondo delle stelline del pop continua a popolarsi di nuove splendide fanciulle, scoperte e lanciate ora da questo, ora da quell’altro imponente produttore. Tra le ultime, uscita direttamente da American’s got talent ( dove però non è stata finalista ) è emersa la diciassettenne Alexis Jordan, simpatica figura proposta al grande pubblico da Jay Z, già artefice dell’esplosione vera della carriera di Rihanna, che fece all’epoca andare in bestia non poco la sua compagna, oggi moglie Beyoncè. E si spera per loro che, essendo fresco di matrimonio, il rapper dallo spiccato piglio da talent scout, abbia tenuto lontani dalla bella Alexis argomenti non inerenti alla musica che poi è finita nell’album d’esordio omonimo. Effettivamente Alexis Jordan non si atteggia a “gran signora” delle strade di periferia, preferendo uno stile più pulito e proporzionato all’età da studentessa, e con questo fare è partita a supporto promozionale del suo lavoro, girando non pochi paesi tra cui il nostro. Se la produzione è sicuramente curata, ciò non si può dire per la scelta dei pezzi, che appaiono tutti un po’ soliti, senza particolari guizzi di originalità, scadendo spesso in un gusto del prefabbricato, che può esser anche confortevole, ma dopo un po’… E così i primi due singoli “Happiness”, che l’ha rivelata, e “Good girl” , attualmente in promozione, sembrano un’unica lunga traccia, per quanto sono simili e ad essi va aggiunta, per la serie non c’è due senza tre, “Hush hush” che invece fa capolino a metà della track list. Quel che però si interpone tra i singoli, che sono anche le prime tracce e quest’ultima, che si vocifera invece sia il terzo estratto, sa davvero di plastica, con arrangiamenti in cui gli strumenti sono optional e la voce della graziosa cantante non presenta colori per i quali varrebbe la pena ricordarla. “How you like me now” ha un inciso che è una versione nemmeno troppo rivista e sicuramente non corretta della famosissima “Umbrella” ( e torna Rihanna, che pare il termine di paragone più vicino ad Alexis ). Per sentire qualcosina di buono, bisogna scorrere alla fine del cd, quando un’inaspettata versione di “Shout” dei Tears for fears, irrompe a spezzar la monotonia o quando un’acustica “The air that i breathe” apre un’ipotetica strada giusta per le corde della Jordan, che però difficilmente i sedicenti produttori batteranno, poichè si sa, quel tipo di musica non produce granchè grana. I piccoli talenti possono crescere, ma siam sicuri che cibati con il polistirolo cresceranno sani? Quattro =

 

Fabio Fiume

 

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