Mango: Vola l’aquilone e si trascina anche la sua musica. La recensione di Fabio Fiume

Dopo un paio di album “così, così”, Mango torna sulle scene con il nuovo lavoro “La terra degli aquiloni”, che sfruttando il vento, trascinano nuovamente in alto anche la sua musica. Già perché in “La terra degli aquiloni”, Mango pare aver trovato nuovamente l’ispirazione, anche autorale, avendo scritto diversi brani completamente, sia testo che musica, ed avvalendosi invece in altri, almeno per i testi del sempre aulico Pasquale Panella. E che il disco tutto, gli appartenga di più è visibile subito, dalla prima traccia, quella title track davvero notevole; “La terra degli aquiloni”, la canzone, è una marcetta che non varia mai nè tempo, nè metrica, diversificando solo intensità ed arrangiamento vocale, ma che ha in quel suo ripetersi armonicamente il punto di forza maggiore, che ti permette, infatti, di concentrarti sul bellissimo testo che recita :” la tristezza è una cosa seria, va d’accordo con il cuore” oppure “mentre tu camminavi forte, io cadevo d’amore”. E ci appare splendido anche lo spezzarsi della voce finale, lasciato li, come se fosse un errore che non era il caso di riparare, poichè rafforza il messaggio, che a quel punto non può che esser chiaro a chiunque lo ascolti. Ed i brani scritti da Pino in solitaria sono le cose migliori del disco; da “Dove ti perdo” in cui tutto il bello che si fa insieme è già ieri, e stai nella paura che ieri non si ripeta, che l’aria non sia più piena di quell’amore, come se il suo odore fosse già estasi della masturbazione ( ” affaciata al mio balcone a masturbare il vento” ) fino a “Il pazzo”, che ha un arrangiamento nelle strofe che fa molto “Oro”, rivisto e attualizzato, con un finale omaggio al napoletano e ad un titolo molto famoso nella tradizione del secolo scorso ovvero “Resta cu’ mme”. E chi è “Il pazzo”? Il sentimento radicato in fondo al cuore. Il singolo “La sposa”, con testo di Panella, non cattura al primo ascolto, ma diciamo anche che l’intenzione era quella di ripresentarsi al pubblico come cantautore di classe e non commerciale e difatti, dopo qualche ascolto, la canzone ha comunque trovato il suo spazio nelle radio. Curiosa la cover inglese del brano dance “Starlight”, dei francesi Superman lovers ( quelli del video della patata che voleva fare la rockstar ) resa in maniera più suonata, ma non è l’unico exploit di Pino in altri territori linguistici; nel disco anche un intenso tango, “Volver”, di Carlos Gardel. Talmente tante cose in questo “La terra degli aquiloni”, compresa la bellissima chiosa, “Il rifugio”, firmanta col grande Maurizio Fabrizio, che qualche passo falso, come la facilona “Tutto tutto”, davvero poca cosa per la carriera dell’artista o come l’inutile omaggio, “Guarda l’Italia che bella” , assolutamente lontanissima, in resa, dall’omaggio fatto al “Mediterraneo” circa 20 anni fa. Essendo la voce di Mango pregiatissima, quando essa trova delle canzoni che si fanno pittare dalle sue intuizioni armonico/vocali, come tele bianche, il risultato è sempre un paesaggio ricco di colore, che ogni volta che riguardi ti concede nuove sfumature prima non notate. Otto.                  
Fabio Fiume
 
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