Zero Assoluto: Marchio di fabbrica nascosto da un paio di idee 80’s. La recensione di Fabio Fiume

Matteo & Thomas, alias Zero Assoluto, hanno provato, almeno in apparenza, a stupirci un po’, tornando sulle scene con un album nuovo, che mette un po’ da parte le sonorità acustiche a supporto del loro rap leggero ( Matteo ) e cantato soffice ( Thomas ), per appoggiarsi su un sound decisamente più elettronico, più 80’s. L’apparenza però si brucia con le prime due tracce, giacchè dalla terza in poi, ritorna prepotente il loro marchio di fabbrica. Eppure questo “Perdemi” sembra avere una marcia in più del precedente “Sotto una pioggia di parole”, verso cui non fummo proprio benevoli, anche se mostra dei limiti che con un po’ di attenzione potevano essere elusi. Sicuramente quello maggiore è la durata del disco tutto; dieci canzoni di cui più della metà non arrivano a tre minuti, fanno si che un disco che hai pagato 17,90€ duri appena 30 minuti, cosa oggi, nell’era del digitale, veramente impensabile. Esempio pratico del lavoro tutto è già il primo singolo “Questa estate strana”, brano easy, particolarmente adatto alla stagione in corso, dotato di uno spiccato sapore anni 80, ( un arrangiamento synthpop molto vicino a “Cambodia”, successo del 1982/3 di Kim Wilde ), ma estremamente breve , appena 2 minuti e diciassette, tanto che non fai nemmeno in tempo a cercarlo e beccarlo in radio, che già è terminato. Menzione particolare all’orginalissimo video, per la regia di Cosimo Alemà, uno dei più gettonati ( per usare un altro termine di stagione ) tra i registi di videoclip. Sulla falsa riga 80’s, anche la riuscita title track, tirata nelle strofe che i due si palleggiano tra il rap dell’uno ed il sussurro dell’altro per poi rifugiarsi quasi, in un inciso molto delicato, voce beat e arpeggio di chitarra e “L’unica” che ingloba effetti da videogioco Atari, ma non spicca per via di un testo debolissimo. Intimiste la ballate “Se vuoi uccidimi” e “Vieni più vicino”, con la prima che resta forse più impressa, ma che poi ascoltandola bene ti viene da chiederti :” se vuoi uccidimi, per la seconda volta…ma la prima quando me l’hai raccontata”? e la seconda, che invece con un ascolto in più guadagna maggiori punti grazie alla pacatezza con cui decanta che a volte lasciarsi andare e permettere di avvicinarsi possa essere sufficiente per la felicità e che anche se ne abbiamo paura, una volta essa ci può stare. Avrebbe avuto fortuna sanremese un pezzo come “Ma domani”, che però da il via alla seconda parte del disco, meno interessante, fatta di brani leggerotti come “Tutte le cose” o di testi d’amore con approcci adolescenziali, come la conclusiva “Un giorno normale” e di condizionali senza impegno come “Dovrei”. Crescere rispetto all’album precedente per i due simpaticoni non era cosa impossibile, ma la crescita con questo “Perdermi” si ferma appena ad un passo sopra l’accettabilità. Cinque 1/2  – Fabio Fiume
 

 

 

 

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