Dolcenera : L’evoluzione della specie e dei suoni ma le canzoni ? La recensione di Fabio Fiume

Cambia tutto Dolcenera per il suo ritorno alla musica, pubblicando un album “L’evoluzione della specie” che rimescola tutte le carte, proponendocela in chiava elettro/schizzata, meno melodrammatica ma anche, ahinoi, meno corposa dal punto di vista artistico. Già perché nell’album del cambiamento ( è cambiata anche l’etichetta da Sony ad Emi ) Manuela ha giocato un po’ con tutto; con gli strumenti, suonatissimi ma ripassati al setaccio uno ad uno nella fase di missaggio, consegnando loro una veste elettronica, con i testi a cui fatichi quasi a stare dietro per capirne il senso, con le melodie, spesso stravolte in corso d’opera tanto da non farti capire dove si andrà a parare ed infine con il cantato, ovattato da mille effetti, incisivo, ma non più in prima linea. Tante novità insomma che dovrebbero chiamare l’applauso facile, ma così non è poiché la proposta appare troppo artefatta, caotica. Tra le cose positive, di sicuro, “Il sole di domenica” è un singolo riuscito, con grande appeal radiofriendly, che è parso l’evoluzione naturale ( per giocare col titolo dell’album ) di “Il mio amore unico”, il brano di qualche Sanremo fa, ma di cui non ha però la stessa intenzione universale mentre “Il tempo di pretendere” e “La preghiera di Virginia” scritta con Francesco Rapetti Mogol, rivitalizzano la sopita carica da rockeuse. Passa il turno anche “L’amore è un gioco”, in cui si ricorda che l’amore spesso è …”è parole rubate ai grandi poeti”, ( e chi non lo ha fatto? ) su un buon midtempo elettronico. Vicina allo stile Dolcenera è “Nel cuore e nella mente”, il brano migliore del disco, di cui però nel booklet manca il testo. Se queste le cose positive del disco, non si può però sorvolare su tutto il resto, fatto di cose poco convincenti ed in qualche caso persino poco convenienti; ad esempio il brano da cui prende ispirazione il titolo dell’album ovvero “Evoluzione della specie, uomo “, è un campionario di urli gracchianti proposti su di un arrangiamento fastidioso per quanto poco armonioso oppure “Viva” il cui inciso perde inspiegabilmente forza d’impatto a causa di qualche frase di troppo che non gli fa mantenere la giusta tensione. Sicuramente un lavoro coraggioso questo di Dolcenera, in cui però sembrano mancare brani che ne impreziosiscano la carriera, che aggiungano un qualcosa; un qualcosa che non è di certo fornito esclusivamente da nuovi ed inesplorati arrangiamenti, poichè questi diventano palesemente inutili quando a mancare sono proprio loro…le canzoni. Quattro

Fabio Fiume

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