Raf : con Numeri, un alfiere a difesa del pop italiano. La recensione di Fabio Fiume

Quasi 30 anni di una carriera partita come star del pop europeo e poi reindirizzata verso la melodia italiana, affrontata con un grande piglio pop come pochi altri e con una vena intima talmente esplicita che non può esser figlia dell’evenienza, ma che è evidentemente insita nella persona e questa persona è Raf. Trent’anni passati a difendere il Re pop, come pedina ficcante, come alfiere sulla scacchiera che se non te ne accorgi ti fa male, tagliandola in lungo e largo; così Raf ha imbastito i suoi successi, uscendo quasi sempre in sordina, senza che spesso nemmeno lo si noti, timidamente, senza strombazzamenti delle etichette discografiche a cui è via via stato legato e che invece in corso d’opera dovevano rendersi conto di avere tra le mani delle hits, che conquistavano l’attenzione mediatica e di sovente surclassavano i risultati delle stelle di prima grandezza. Anche adesso, dell’uscita del nuovo album “Numeri”, fino a poche settimane fa nessuno, tranne i fans, sapeva o forse se ne era voluto occupare, fino a quando “Un’emozione inaspettata”, il primo singolo approdato nelle radio, le ha letteralmente conquistate, volando nella top 10 airplay e scalzando i più blasonati Vasco, Zucchero e Nannini tra gli altri. Lui è sempre Raf, che timidamente incespica nelle parole delle interviste, ma che ha lo sguardo della serenità di chi è felice di quello che fa, che ha imparato a confezionare il pop, senza però scendere a compromessi con soluzioni smargiasse per restare di moda, anche perché se fai cose buone è la moda che ti segue. “Numeri” è un disco efficace, dove nessuna delle tracce merita il salto alla successiva, dove piano e chitarra convivono senza screzi e ritmica ed orchestra sembrano compagne di vecchia data, permettendo così alle ballate di fare capolino con vigore tra brani più tirati. Tra questi ultimi, la title track è una sorta di collaborazione alla lontana per Raf, giacché il brano è quasi totalmente rappato da Frankie Hi-Nrg mc, che ha scritto anche la sue rime su cui Raf gioca armonicamente nei backing vocals ed in un sol punto solista, prima di lasciare alla voce fiabesca di Nathalie la parte da leone nell’inciso. Bello il testo che analizza quanto per la società odierna noi siamo sempre più un numero e meno identità. “Controsenso” ricorda le ritmiche di “Oasi”, dal fortunato “Iperbole” di inizio decennio scorso, mentre “Mai del tutto” conquista inaspettabile forza in un inciso in cui chiunque abbia nel proprio passato dei “non detti”, può riconoscersi. L’evoluzione finale di “Vertigine”, che accellera il beat e si colora di fiati è da applausi, almeno quanto il senso di intimità ma anche serietà d’animo e pudore di sentimento che comunicano ballate come ” Senza cielo” o la perlina “Oltre di noi” dove si canta “sarà che mai è un concetto del tempo che mai si può dire” su di un tappeto musicale di grande apertura evocativa, degna di suoi cult come “Un grande salto”. Mentre Raf si spertica, nelle sue faticose interviste, nel comunicare che non sa per quanto tempo riuscirà a comporre incontrando il gusto del pubblico, ad esser pop senza fatica, noi ci limita ad asserire che “Numeri” è un disco grazie al quale “Re pop” a questo giro è salvo, protetto com’è dal miglior alfiere possibile.  Nove

Fabio Fiume

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