Hooverphonic e James Bond nel salotto di casa , la recensione di Fabio Fiume

Gli Hooverphonic sono una di quelle band delle quali è facile dimenticarsene completamente nei loro periodi di assenza, poiché, in quelli di presenza, seppur riuscendo a dispensare musica di una certa qualità e ricerca sapientemente elettronica e piazzando qualche hits commerciale di degno impatto massivo, non sono mai riusciti nel ritagliarsi una fetta di pubblico, anche semplice nicchia, che li sostenesse e seguisse a prescindere. Quando è stato annunciato il loro nuovo album, a ben 4 anni di distanza dal precedente, rivoluzionando oltretutto la line-up originale con la sostituzione della cantante, la personalissima Geike Arnaert, che potessero ottenere più attenzione al di là ( ancora ) di una riuscita hit, sembrava cosa quasi impossibile; ed invece succede che “Anger never dies”, il magnetico singolo dal sapore “james bondiano”, con le chitarre in prima linea su ampi tappeti orchestrali e con un cantato quasi anacronistico, distaccato talmente tanto da fare invidia ad una già distaccata Sophie Ellis-Bextor, catturi ascolto dopo ascolto, e con il passaparola generale raggiunga la n° 1 della chart dei più trasmessi dalle radio italiane. Che l’album “The night before” sia quindi il disco della svolta? Ascoltandolo a dire il vero non sembra.

Siamo di fronte sicuramente ad un disco gradevole, diverso da quanto proprosto finora ( con un’orchestra di 55 elementi a riempire melodie dettate da strumenti essenziali con i synth lasciati palesemente a casa) ma troppo omogeneo. “The night before” sembra davvero un saccheggio di un’ipotetica nuova soundtrack di 007; passate le prime 5/6 tracce in cui gli Hooverphonic, scoprono il campionario di nuovi suoni cercati, mediante l’altalenarsi di up tempo come la titletrack e la atmosferica “Norwegian Stars “( che però nelle strofe dà troppo la sensazione di “They”, successo di qualche anno fa della cantante gallese Jem) e ballate riuscite come “More” e “Heartbroken”, la proposta inizia a ripiegare un po’ su se stessa, riproponendosi senza alcun sussulto degno di particolare nota. La voce poi della nuova vocalist, Noemi Wolfs, un po’ troppo monocorde, non aiuta la fantasia di chi ascolta ed il paragone con la fredda Bextor non è un caso; basti ascoltare “One two three”, per chiedersi se a cantare non sia proprio la sì elegante, ma spocchiosa ( vocalmente parlando s’intende ) cantante pop/dance. Buono l’inciso di “George’s cafè” , ma lo devi attendere un po’ troppo per ipotizzarlo come singolo. Peccato quindi, perchè oltre la gradevolezza da primo ascolto, ed il solito paio di tracce che ben possono impressionare le classifiche, ( una lo sta già facendo ) “The night before” scivola via senza impegno, correndo il rischio di confondersi con un mondo pop da cui, forse, solo l’eleganza lo tiene fuori. Sei

Fabio Fiume

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