Subsonica: Se l’Eden è un giardino di suoni, per loro non ha più segreti. La recensione di Fabio Fiume

Ascoltare un disco dei Subsonica ha sempre il suo perché, anche se per caso non piacesse lo stile; basta già concentrarsi sul capire dove li ha trascinati la loro ricerca sonora, mai paghi a sufficienza di quanto già proposto in 15 anni di carriera, mai ripiegati su schemi già battuti a sufficienza, mai arrendevoli a proposte più convenzionali, per lo sfizio di vendere mezza copia in più, tanto vendon bene già cosi, per fortuna. Eppure qualcuno ancora li taccia quale band incompiuta, che aveva agganciato lo stragrande successo con “Microchip emozionale” nel 1999/00 e che non è più riuscita a ripetersi; ed è proprio a loro che la band di Torino fa spallucce in questo nuovo disco, intitolato “Eden”, togliendosi il sassolino dalla scarpa e dedicando una tiratissima “Benzina Ogoshi”, che racconta di tutti gli incompiuti di cui alfine ogni vita è piena. Tirata è “Benzina Ogoshi”, ma tirato è il termine più appropriato per tutto il disco; “Eden” è infatti una scheggia impazzita tra tutti gli scenari dance possibili, che ha come linea comune un’elettronica ricercata. Se da seduta ipnotica è l’apertura della title track, che soltanto nel finale ha un’evoluzione elettrica che sconvolge il sottoposto dal suo vagare tra i ricordi, non è difficile immaginare un brano quale “Il diluvio” come soudtrack di uno di quei film pieni di azione e di americanate, dove le macchine dei cattivi inseguono quella dei buoni, a 200 km all’ora, contromano sul ponte gremito nell’ora di punta, sparando di tutto, incidentando qualsiasi cosa incontrino, ma senza ovviamente riuscire a cogliere manco di striscio gli eroi della pellicola. E se si rispolverano i mai dimenticati Righeira, pienamente addentro nel nuovissimo singolo “La funzione”, sperando di dare loro nuovo smalto come accadde ai Krisma ai tempi di “Nuova ossessione”, è con “Quando” ed “Istrice” che si prende un po’ di respiro, abbassando il ritmo in maniera filo/acustica nel primo caso, e elettro/suggestiva nel secondo, è con la conclusiva “L’angelo” che la voce personale di Samuel racconta di quanto non interessi a nessuno di noi cosa dobbiamo sopportare, a cosa rinunciare e quale castigo divino subire se: “ma io lottando ho avuto te e non c’è altro che vorrò”. Se ci vogliono dei motivi perché la gente compri un disco, i Subsonica ne hanno davvero tanti, ed “Eden” è solo lo scrigno che contiene quelli attuali.

Otto + 

Fabio Fiume

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