Loredana Errore: tutti gli errori non considerati de L’ Errore – La recensione di Fabio Fiume

Dopo la partecipazione mancata all’ultimo Festival di Sanremo, in cui non le hanno aperto la porta, ma l’hanno fatta entrare di soppiatto dalla finestra, per il duetto con la Tatangelo, Loredana Errore torna sul mercato con un lavoro, L’errore, che ne rinnova la collaborazione con Biagio Antonacci. Il cantautore di Rozzano infatti, non solo produce il disco, ma scrive tutte le dieci tracce, divertendosi a comporre tra l’altro brani che suonino un po’ più rock delle sue ultime cose, votate al cantautorato intimo. Loredana sembra calzare alla perfezione queste composizioni, come la scarpa del giusto numero, quella che non hai nemmeno bisogno di provare, proponendosi come perfetta interprete femminile per Antonacci, più di quanto non lo siano state altre cantanti per cui abbia già scritto. Qualche errore, per giocare col titolo del disco, però c’è, a partire dalla scelta dei brani, che altalenano proposte particolarmente buone ad altre mediamente trascurabili. Senza contare che in alcuni casi, come nel primo singolo “Il muro”, Loredana non riesce a cadere, con al sua interpretazione, troppo lontano dal albero matrice, cosa che invece le riesce particolarmente nella bellissima “Madre che non sei”, canzone delicata che affronta l’argomento del non facile rapporto tra madre e figlia, ed avendo la vocalist lavorato a braccetto col suo autore, non è difficile scorgere qualche cicatrice in quel canto per lo più pulito, che scoppia in graffi in altre situazioni ponendone l’accento; davvero bella anche l’incontrollata esplosione finale. Tuttavia il brano ha qualche assonanza non trascurabile ( la partenza dell’inciso, cosa quindi che arriva subito ad orecchio ) con “Non posso”, canzone nell’ultimo lavoro di Gigi Finizio. Il duetto con la Bertè , una sorta di Loredana al quadrato, per il brano “Cattiva”, pone invece la Errore in minoranza; la Bertè domina, appropriandosi con maestria della scena che la vorrebbe invece solo ospite. Ma non ne parliamo soltanto dal punto di vista scenico, ovvero quando le due si esibiscono in tv, ma anche proprio nell’incisione; il brano sembra scritto per la Loredana maggiore, che gode di più parti ed ha un vissuto sicuramente più importante, che le permette di reggerlo meglio, relegando la padrona di casa a comparsa, riuscita, ma pur sempre comparsa. Il tema della madre e del passato verso cui c’è ancora qualche conto da saldare, torna anche nel brano apripista “Quel bel sogno che ho fatto”, forte a sufficienza per portarsi sulle spalle l’album, forza di cui non gode in termini di arrangiamento “La mia piccola casa” che pur avendo un testo interessante, sembra implodere per via di un inciso non sviluppato. Molto buona l’idea melodica di “Voglio solo te”, scritta con Emiliano Pepe mentre interessante è sicuramente l’arrangiamento di “Kongo”, ma il testo? Loredana Errore ha sicuramente le possibilità vocali per esplorare vari mondi musicali, però, forse, aspettando un po’ di più, provinando più brani, scegliendo meglio, questo “L’errore” ne avrebbe avuto qualcuno di meno…di errore. Cinque – –

Fabio Fiume

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