Matia Bazar: Conseguenza logica è il nuovo album, con il ritorno di Silvia Mezzanotte, per la band storica del pop italiano

LA RECENSIONE DI FABIO FIUME

Trentacinque anni di onorata carriera e non sentirne il peso; Trentacinque primavere, tante sono quelle dei Matia Bazar, la band che assieme ai Nomadi ed i Pooh, fa parte a pieno titolo della memoria storica “pop” del nostro paese, memoria colorata da svariati trionfi festanti, qualche dolorosa sconfitta ( proprio qualche ), ed un affetto mai affievolito da parte di un pubblico cresciuto con loro, cullato dalle tante evoluzioni musicali, che si plasmavano a seconda delle voci che via via si sono alternate negli anni.
E così i Matia sono stati colonna sonora del cantautorato pop della seconda metà dei 70’s, quando la bella voce di Antonella Ruggiero si alternava a quella del compositore storico Piero Cassano,( unico ancora nella band insieme al valente batterista Giancarlo Golzi), o del chitarrista istrionico Carlo Marrale, per poi prendere il largo e diventare gioiello inestimabile per il repertorio elettronico di tutti gli 80, prima da italico retrò, poi da competizione europea.
Poi fu la volta di Laura Valente, che nei 90 ben impersonificava la svolta pop/rock, con la sua voce meno precisa di Antonella, ma duttile e personale con riuscita alternanza tra dolci morbidezze ed impertinenti prese di posizone.
Sul finire della decade, Silvia Mezzanotte ha vestito la maturità del gruppo, che chiaramente con l’avanzare dell’età ha finito di ricercare soluzioni modaiole, per sposare un sound più elegante, che come garante portava con sè l’italica melodia, ma la rinnovava negli arrangiamenti del nuovo entrato Fabio Perversi, polistrumentista talentuoso.
Poi la piccola parentesi, durata solo due album ( uno di cover ) di Roberta Faccani, brava nel colorare di blues le tinte del repertorio dei Matia, mutandosi però come un “pokemon”, ma forse mai pienamente entrata nelle maglie del tessuto della band e sostituire l’affetto che la gente aveva invece rivolto a Silvia; così Silvia tornò quasi come “Conseguenza logica”, che non a caso diventa il titolo del loro nuovo album.
Un disco pieno, questo nuovo dei Matia bazar, dove appare nitida la voglia di ritrovarsi, non solo con l’elegante vocalist, ma anche ad esempio con Cogliati, storico autore che si riunisce a Cassano, con cui diede i natali alla carriera di Ramazzotti.
Ne giova Silvia stavolta, apparendo subito in tiro per eseguire al meglio sia gli ampi respiri di brani come “Il nostro film”, che gioviali racconti di “macchiette sociali” come in “Gli occhi caldi di Sylvie”, il primo singolo, in cui una protagonista attenta, passa sopra alle colorate distrazioni a pagamento del compagno.
Nella bella “Ma se credi a me” è Cassano che diventa voce solista; lo stesso duetta con Silvia anche in “Nel mio verde paradiso”, brano da lode per l’arrangiamento finale, in cui il violino gioca a fare la chitarra sorretto da una batteria vellutata ed efficace, mentre un po’ più incerta appare “Il viaggio più facile” che ha un non so che di “Pensami per te” di Anna Oxa.
La title track era il brano che magari ci si aspettava da una partecipazione festivaliera della band, adattissimo a strappare l’applauso facile, anche se è un pezzo come “Pura fantasia” che avrebbe raccolto maggior interesse mediatico e promozione radiofonica; La Mezzanotte mostra più registri apparendo appassionata e carnale in “A piene mani” e scanzonata e leggera in “Tu m’aimes encore”, decisamente fresca; e chissà che non torni ( come si vocifera ) il Festivalbar, allora si che un brano del genere… Sette

Fabio Fiume

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