Giusy Ferreri: Comoda nel suo universo che però non scintilla – La recensione di Fabio Fiume

Tre album e mezzo in appena tre anni di carriera; con questo importante numero Giusy Ferreri, la rivelazione del primo X-Factor, la cantante più venduta di tutti i talent italiani, colei che aveva stregato il pubblico ed indotto il cantautore più affermato dell’ultimo decennio a scrivere per lei ( Tiziano Ferro ), si ripresenta al pubblico e lo fa in pompa magna, passando per lo “strombazzante” festival della canzone italiana, e pubblicando a seguito questo “Il mio universo”.
Effettivamente ascoltando il lavoro, si ha subito la sensazione che il titolo ben rappresenti ciò che Giusy ha cercato di comunicare in musica, mettendo da parte le melodie immediate, strappa ricordi, dell’ amatissima “Non ti scordar mai di me”, e le atmosfere pop cantautorali di “Gaetana” , per non parlare dell’innata tendenza “talentistica” alla cover, con cui ci ha fatto addirittura un album intero, per spostarsi su un territorio più personale, probabilmente più confacente al suo dna, ovvero un rock melodico, a tratti persino glamour.
Ovviamente ad emergere è la verità, con l’esatta cifra stilistica dell’artista, a discapito forse della canzone che monopolizzi le classifiche, che ricordino tutti, e che magari dopo averla tanto cantata, ti fa pure un po’ di antipatia. Sicuramente d’impatto la scelta sanremese, caduta su “Il mare immenso” in cui insieme a lei e Calò, interviene nella scrittura un autore sensibile quale Bungaro, che conferisce alla carica musicale del brano, giocato tra batteria rullante e chitarre lasciate libere di primeggiare nell’arrangiamento, quel senso compiuto che forse un po’ manca in altri brani.
Ma l’attuale singolo non è l’unica cosa degna di nota nel disco della Ferreri; si distinguono tra le altre, anche “Hai scelto me”, dall’irriverenza urticante, che però ben si presta ai tempi soleggiati a cui andiamo incontro, la title track, che appoggia su una strofa evocativa piano e voce e dove Giusy evita di singhiozzare come è solita fare, e la finale “Niente promesse” ( tutta sua tra l’altro ) dove la signorina di Abbiate Grasso, ricorda al suo lui che non è necessario fare o ricevere promesse, perchè tanto lei ormai non ci crede più.
Da contro invece i brani firmata da Rudy Marra come”Piccoli dettagli” in cui Giusy rispolvera a pieno regime quel fastidioso aspirato, che sarà pure segno identifativo, ma che non si può sopportare per un live che duri più di 15 minuti, e “Noi brave ragazze” che invece soffre troppo dell’impressione che la stessa, ha raccolto nel riproporre Rino Gaetano, appena un anno fa.
Tra gli autori salgono Bianconi che firma tra gli altri “Rosita”, canzone pro personalità ed anti omologazione e Michele Canova, che regala una base colorata per “Rossi papaveri” mentre continua a sembrare un po’ appannata la scrittura di Enrico Ruggeri, che qui firma con Schiavone “Deja vu” che non brilla dell’ originalità di altre sue composizioni donate in passato ad altre cantanti. Questo di Giusy è di sicuro il suo universo, e si nota quanto ci stia comoda, come una massaia in pantofole nel soggiorno di casa, però certo, la mancanza della grande canzone si sente; “Aria di vita” qui non c’è. Sei – –
Fabio Fiume

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