Ciccio Merolla: Fratammè, quando la musica sa dare voce ed anima a tutti i Sud del mondo. La recensione di Fabio Fiume

Ci sono artisti a cui la musica pulsa dentro e lo fa con lo stesso beat di pregiate percussioni battute con veemenza e trasudano passione per ciò che fanno, perché per loro suonare è esigenza di vita, è come respirare; Ciccio Merolla è uno di questi.
Il talentuoso percussionista, già al fianco dei più grandi esponenti della scena artistica partenopea e non solo, approda al suo terzo album solista, “Fratammè”, concentrato di suoni che profumano dei sud del mondo, tutti i sud del mondo, contaminati di hip hop, ed elevati da grandi voci, che il più delle volte regalano vera scenografia alla proposta, e virtuosi della musica davanti ai quali ci si può solo inchinare. Tra le voci emerge quella di Brunella Selo, artista già applaudita dalla smisurata platea sanremese, al fianco di Nino D’Angelo, quando impreziosì la bellissima “Senza giacca e cravatta”, di cui non si è persa ancora traccia nemmeno nelle “terre padane”; qui la Selo gorgheggia facendo invidia alla compianta Ofra Haza in “Aggie perso ‘e sord “,che ha un intro che ricorda “Mundian to bach ke” di Panjabi Mc, ma che alla fine è suono basilare per le composizioni di radice mediorientale.
E per chi non è proprio del vesuviano va spiegato che la Cumana, citata nel brano come luogo in cui si sono persi i soldi, è una sorta di servizio metropolitano esterno che unisce la provincia della zona flegrea, sino a Cuma, con il centro storico del capoluogo campano.
E poi il Giardino dei Semplici e Sabrina Guida che intervengono in “P’ o’ show”, arrangiata in stile Maroon 5 prima maniera, donando al brano una coralità ed appeal universale. Inchini, come detto prima, per le “svisate” di sax del grande James Senese che arricchisce “Arabian groove” apertura limpida come una notte mediterranea d’estate, mentre quasi sussurra in “O viaggio”, dove si racconta quanto i tg ci propongono di continuo, ovvero le estenuanti migrazioni di centinaia di persone, stipate come topi in barche che non sai nemmeno se riusciranno in quella traversata; la traversata della promessa di una vita migliore, che si rivela per lo più disattesa. “Black Naples” e “Doce doce” sono invece saggio musicale e bella mostra di quando la musica è divertimento e non percorso per rendere oro la carta di credito. Per quello ci sono i singoli, ma anche in questo caso “Fratammè”, la title track scelta per promozionare il lavoro, seppur più semplice, non fa sconti e si propone con un testo dialettale veloce ed incomprensibile persino a chi è della stessa terra, ma ascolta con disattenzione.
Forse questo è l’unico limite dell’album “Fratammè”; non è concessa distrazione, nemmeno a fine lavoro, giacché parte una versione “napulegna” della celebre “Brava” di Mina, che per l’occasione, parlando di un musicista, diventa “Mostro”; perchè se passate per Napoli e volete dire a qualcuno che è impareggiabilmente bravo, potete dirgli :”sii ‘o mostro”.
Vi assicuriamo, non si offenderà!
Otto+
Fabio Fiume
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