Annalisa: finalmente da un talent, un talento da non svendere. La recensione di Fabio Fiume

Annalisa ( Scarrone il suo cognome ) non ha vinto ufficialmente l’ultima edizione di Amici, non ha conquistato il pubblico televotante che, come spesso accade, si lascia colpire da storie personali più provanti che dal talento in sè; di sicuro però, a bocce ferme, può fregiarsi del titolo di vincitrice morale del talent, sia perché la critica le ha conferito il premio apposito, sia perché quello stesso pubblico, che magari non l’ha votata a sufficienza, è corso in massa ad acquistare il suo debutto discografico, quel “Nali” già terzo nelle classifiche di vendita ( proprio davanti al vincitore Virginio ). E se Virginio tutto sommato colpisce anche grazie ad una sensibilità di scrittura non usuale, Annalisa convince con prove da interprete fuoriclasse, che nobilita anche pezzi non eccelsi, ricordando grazie ad alcune sfumature vocali e potenza di emissione, la Mina degli anni 60, quella per intenderci, che cantava a polmoni aperti e che toccava e manteneva con pienezza, note che per altre cantanti era un lusso poter pensare solo di sfiorare. Non a caso all’interno di “Nali” , la Scarrone ripropone proprio una delle canzoni simbolo della tigre di Cremona, di quel periodo, ovvero quella “Mi sei scoppiato dentro il cuore” del 1966, che nella versione di Annalisa trova nuova credibilità, nonostante i tempi siano cambiati e le signorine non stanno più li ad aspettare di esser guardate, ma vanno e prendono quanto c’è da prendere direttamente. Gli altri 8 inediti che compongono il lavoro, sono tutti molto, molto carini, sia quando si gioca con la melodia, sia quando si prende il largo con motivetti pop accattivanti. E se “Solo” , la prima composizione da cantautrice di Annalisa, la avvicina ad un tipo di scrittura che ricorda il mondo di una mai troppo ( ahimè ) esplosa Meg, è nella scrittura di Roberto Casalino che la nostra trova i maggiori punti di forza; “Cado giù” ad esempio, è melodicamente impeccabile e permette ad Annalisa di dare mostra della sua precisione tecnica nell’inciso, ma anche di modulare nelle strofe, interpretando con rassegnata constatazione, la fine di una storia. Casalino compone per lei anche il brano di apertura, la frizzante “Giorno per giorno”, che potrebbe risultare vincente per l’estate , così come lo sta essendo ora “Diamante lei e luce lui”. Buona anche “Inverno”, resa frizzante dal suo sapore sixtiees, dove la cantante gioca vocalmente su un bellissimo arrangiamento orchestrale. I pezzi della ditta Camba/Coro, si confermano all’altezza anche eseguiti da Annalisa, ma rivelano però il limite di esser troppo riconducibili a loro ed alla loro interprete per eccellenza, Alessandra Amoroso. Se si ascolta infatti “Cado giù” o qualsiasi altra canzone sovracitata, scritta da Casalino, non viene in mente Giusy Ferreri, che ad esempio dello stesso autore ha portato al successo “Novembre”, mentre ascoltando “Questo bellissimo gioco”, per quanto essa sia riuscita, o anche “Brividi”, il pensiero corre immediatamente alla Amoroso, anzi, addirittura ti immagini Annalisa iniziare a muoversi sul palco come lei, ondeggiando e facendo gambetta e questo per una debuttante non è un bene. “Nali” è comunque un disco che viaggia e se Annalisa saprà cavalcare l’onda e scegliere i brani giusti, affinando al contempo la sua tecnica di scrittura, già comunque degna di nota, non ce ne libereremo così facilmente. Buon per lei.  Sei 1/2

Fabio Fiume

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