Patty Pravo: Nella terra dei pinguini, divina per scelte e non per voce. La recensione di Fabio Fiume

Diciamo tutto quello che c’è da dire e facciamolo subito, come per togliersi il dente che fa male: “Patty Pravo ha fatto il suo, dal vivo non sa più cantare, è capace di stonare un brano che dura 3 minuti per 3 minuti e 10 ( e come faccia non si sa ), ha esagerato con gli interventi estetici, ha la fronte più spianata dell’altopiano delle Murgie”! Ecco, lo abbiamo detto; ma adesso vogliamo anche dire che il suo nuovo album “Nella terra dei pinguini” è bellissimo? Si, state leggendo bene, “Nella terra dei pinguini” è un disco memorabile, il migliore della divina Patty, almeno da “Notti, guai e libertà” del 1998. E se qualcuno pensa che sia arrivato il tempo del ritiro lei risponde con la classe con la quale sa ancora scegliere autori, brani, melodie, arrangiamenti, che segue in prima persona, e curarsi di un nuovo disco, come si fa con un figlio ( che non ha mai avuto, e recentemente rivelato, nemmeno voluto ) da quando è in fase embrionale, fino a fargli prendere il via della promozione. Anche per “Nella terra dei pinguini”, infatti, a disco completato Patty è tornata in studio per incidere “Il vento e le rose”, brano concepito dal produttore del lavoro, quel Diego Calvetti ( insieme a Marco Ciappelli ) alla base di tanti successi come autore, uno su tutti quello di Noemi; non solo la Pravo l’ha incisa, ma ha deciso addirittura di portarla a Sanremo, dove aveva giurato di non tornar più, ma poi, un po’ l’eterno amico Morandi, un po’ la bellezza della melodia del brano , l’avevano convinta. E seppure a Sanremo le esibizioni sono state modeste e le note prese con notevole approssimazione, la melodia del brano l’aveva avuta vinta per le nostre orecchie, un po’ come successe due anni or sono con “Ed io verrò un giorno la” presentata nella medesima location, ritagliandosi immediatamente un posto tra le cose migliori della kermesse. E come il singolo l’album si rivela portatore sano di bellissime melodie, tutte ad ampio raggio, a prescinder dall’arrangiamento della base a volte rock come in “La vita è qui”, brano di apertura dove la Pravo si districa tra le chitarre, altre pop come in “Unisono” capolavoro di rara bellezza, scritto per lei da Giuliano Sangiorgi, che come in altri casi si rivela autore sensibile non solo per sè ma anche per le personalità altrui che vengono oltremodo valorizzate dalle sue composizioni. Vola alto anche l’altra composizione del leader dei Negramaro,”Cielo”, ma anche “Basti tu” sempre più raro esempio di testo in cui l’amore è semplice presenza. Ed ancora “Schiaffi di carezze” si candida a singolo estivo con le sue inaspettate variazioni continue. E nonostante tutti i brani abbiano in comune evoluzioni non semplicissime, sono tutti contraddistinti da armonie rintracciabili facilemente nella memoria, per il sapore nostalgico che hanno. E come si diceva, forse dal vivo le note di Patty non si muovono all’ “Unisono” con la musica, e questo sul palco dell’Ariston ha fatto la differenza tra lei e le altre cantanti, ma come lavoro, nessuna delle sue colleghe ha decisamente saputo fare meglio.
Nove

Fabio Fiume

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3 pensieri su “Patty Pravo: Nella terra dei pinguini, divina per scelte e non per voce. La recensione di Fabio Fiume

  1. Gentile Signor Fiume,
    ha assistito a un recente concerto di Patty Pravo? Temo di no, altrimenti non avrebbe scritto “è capace di stonare un brano che dura 3 minuti per 3 minuti e 10”. La prego, se davvero ha apprezzato quest’ultimo lavoro, vada a uno dei prossimi concerti della grande Patty Pravo, si ricredera!
    (Stonare a un Festival di Sanremo non determina l’inadeguatezza di un’artista che dal vivo ha ancora molto, molto da dare… Mi perdoni, il suo è un giudizio assai superficiale… tanto quanto le superficiali considerazioni sull’ altipiano frontale della cantante).

    Ecco le date ufficiali, riportate sul sito Musikeria…

    26 Marzo – FERMO (Teatro Dell’Aquila)
    28 Marzo – PARMA (Teatro Regio)
    06 Aprile – PALERMO (Teatro al Massimo)
    07 Aprile – CATANIA (Teatro Metropolitan)
    08 Aprile – MESSINA (Teatro Vittorio Emanuele)
    11 Aprile – ROMA (Teatro Il Sistina)
    13 Aprile – BOLOGNA (Teatro Auditorium Manzoni)
    14 Aprile – MILANO (Teatro Smeraldo)
    15 Aprile – BRESCIA (Teatro Grande)
    19 Aprile – NAPOLI (Teatro Diana)
    20 Aprile – SULMONA (PalaTeatro)
    27 Aprile – SANREMO (Teatro Ariston)
    28 Aprile – GENOVA (Teatro Carlo Felice)

    La saluto cordialmente,
    Michele.

    • Gentile Sign. Michele,
      Credo che dal mio articolo si evinca ampiamente che il guidizio su Patty è positivissimo.
      Da giornalista non posso però non considerare la prestazione magra avuta in quel di Sanremo, dovendo anche giustificare ciò che dico.
      Vogliamo dire che al Festival Patty abbia cantato bene?
      Oppure vogliamo usare una scusa banalissima come quella avanzata dalla stessa in conferenza stampa ( io c’ero ) all’Ariston, in cui dava la colpa agli airmonitor non usati?
      Vogliamo ricordare anche due anni fa ” ed io ero un giorno la”?
      Scrivere benissimo di un disco, dopo che sull’artista è stato scritto ogni male possibile riguardo alle sue capacità live non è per nulla semplicissimo ma poichè io davvero penso che l’album sia notevole, credo di esserci riuscito in pieno, senza urtare le suscettibilità dei detrattori e magari incuriosendo chi il disco non l’ha ascoltato basandosi su quei live a Sanremo.
      Spero di esser stato esauriente.
      Ps: forse tra l’altro seguirò la tappa di Napoli, anche se non è ancora sicuro.
      Fabio

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