Anna Tatangelo: a volte un Bastardo fa bene, in attesa di quello A, Fabio Fiume recensisce Progetto B

Oh! Ci ha messo quasi dieci anni di carriera e ben 5 album per strappare commenti positivi la cantante di Sora Anna Tatangelo, raccogliendoli grazie al suo nuovo album “Progetto b”, lanciato in occasione di un Sanremo iniziato sotto una cattiva stella ma migliorato in corso d’opera. Non che “Progetto b” possa rappresentare il disco della vita per la Tatangelo, ma appare sicuramente come spiraglio di sole, che penetra il cielo scuro della più banalotta melodia fin qui espressa, grazie ad una carica interpretativa decisamente affinata, ed all’apertura a nuovi stili, per lei, finora inesplorati, quale dance, jazzy, r’n’b e persino rock, seppur poppeggiante. E proprio quel brano festivaliero, quella “Bastardo” capita un po’ in ritardo, a noi era subito apparsa rivelatrice di un qualcosa di nuovo che bolliva in pentola, se ne sentiva l’odore; il brano ha infatti permesso a Lady Tata di mostrare un’altra parte di sè, quella incazzata, che non le manda a dire. Poco importa in questo caso, se la strofa ricordi troppo da vicino “Fotoromanza” della Nannini, dato che le assonanze ormai sono inevitabili nel mondo mainstream e poi il brano diventa altro, un urlo spezzato, un’ammissione verso quell’uomo “bastardo” che la conquista facendola penare. Anna ha anche ammesso che per interpretare con forza il brano sul palco dell’Ariston, ha ripensato proprio alle numerose critiche ricevute e che in quel momento il bastardo nei suoi pensieri era proprio lui, il pubblico. E sulla falsa riga come arrangiamento ma rilanciando nel testo si muove anche “L’arcobaleno”, scritta da Calvetti, in cui prende posizione ricordando al suo lui, che è forte abbastanza da cadere in piedi , il tutto su di un inciso che resta impresso. Sfiziosa la dance accarezzata con “Sensi”, in cui Anna si riappropria della sua giovane età, mostrandosi ammiccante, così come ammiccante è l’interpretazione di “Se” scritta dal sig. Mario Biondi che nel disco duetta anche in “L’aria che respiro,” che ha solo il merito però, di far scoprire che la Tatangelo possiede il falsetto, ma per il resto è abbastanza solita. La melodia trionfa in “Amo la vita”, firmata tra gli altri dal suo compagno D’Alessio, che ti immagini cantata dalla nosta su di un divano, con un abito “casalingo” comodo, la domenica pomeriggio, dopo aver sparecchiato, mentre tutti fanno pennichella e la padrona di casa si gode il tepore senza scarpe, guardando il contenitore televisivo preferito. Buona anche la personale “Lo scrigno di cristallo” in cui viene raccontato il mondo delle sensazioni vissute in gravidanza. Ma non essendo il disco della vita è ovvio che non manchino gli scivoloni; pessima ad esempio “Non mi pento” , r’n’b smargiasso in cui la Tata non sta nemmeno a suo agio, e paradossalmente anche “Anna”, scritta dall’amico Renato Zero ( con Gigi ), inutile autocelebrazione, stanco ed ennesimo esempio di come delle volte il re dei sorcini, dimentichi la grande fantasia dei suoi testi. “Progetto b” è comunque senz’altro un passo avanti e se non ci si dimentica che la Tatangelo tutto sommato è più giovane di molte cantanti fresche di inizio carriera, un po’ di tempo per crescere glielo si può ancora concedere. Sei

Fabio Fiume

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