Jovanotti – L’ora di un nuovo disco…ipnotico. La recensione di Fabio Fiume


Scrivere qualcosa di nuovo dopo che si è dato vita ad un capolavoro, che in tanti, se non tutti, hanno amato e sperare che esso sia altrettanto ben accetto è sempre complicato. Deve averlo pensato sicuramente Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, che dopo un album quale “Safari” ed i suoi ben 6 singoli estratti, capace di metter d’accordo critica e pubblico con vendite da capogiro e live stracolmi, si è trovato ovviamente, pressato dall’etichetta discografica, perché il nuovo lavoro restasse in linea con quanto realizzato prima, quasi come se l’artista fosse un treno e dovesse percorrere un binario prestabilito. Così dopo aver scritto tanto per un ipotetico “Safari 2 “, Lorenzo che di certo treno non è, ma artista che ha già conosciuto diverse vite stilistiche, ha strappato gran parte del provinato, poichè non convinto ( per fortuna ) di volersi ripetere, e folgorato da un brano di dance elettronica ascoltato quasi per caso, ha capito quale direzione avrebbe voluto dare all’album. E così ecco “Ora”,album che non tradisce melodia e maturità di scrittura nei testi, ma che si muove su tappeti elettronici di matrice internazionale, che nulla invidiano a quanto le nostre orecchie hanno ascoltato, proveniente da terre ardite, ed anzi rilancia grazie al sentimento di alcune liriche, che solo chi ne ha tanto da dare può arrivare a scriverne.E forse bisognerebbe ci si ricordasse che il pubblico stupido non è e che quel cambiamento l’ha recepito positivamente,spedendo l’album al n° 1 in classifica e facendogli vendere quasi 120.000 copie in 3 settimane (doppio platino) e tutto questo sfruttando un solo singolo, ovvero quella “Tutto l’amore che ho”,che ha monopolizzato l’airplay radiofonico per oltre due mesi,senza rivali.Bellissima “Megamix” con un sound sincopato,che accompagna un testo importante ed ipnotico allo stesso tempo, così come quello di “Amami”,dove la richiesta di amore è totalitaria “Amami,come se fossimo soli al mondo”.La title track abbassa il ritmo delle strofe ed evolve in una variazione musicale che pare un’orchestra completa prima di esplodere nella successiva “Il più grande spettacolo dopo il big bang” che non è difficile immaginarsi come singolo estivo, per la grande potenza di impatto.Le ballads,anche se poche a dire il vero,sono talmente belle da non richiederne altre;”Le tasche piene di sassi” è un resa totale all’evidente bisogno dell’altro, un’ammissione incondizionata di una delicatezza che solo l’intimità può strappare, quella in cui l’anima è più nuda dei corpi e non si ha paura di dire:” mi hai lasciato da solo davanti a scuola, mi vien da piangere,vienimi a prendere,mi riconosci ho gli occhi pieni di te” o come “L’elemento umano” in cui interviene anche Luca Carboni,per recitare appena una frase; frase in cui però c’è tutto il senso del brano.”Ora” è anche un’ insolita pulizia del suono, una qualità di registrazione che lo rende monito per tutti quelli che fanno musica, soprattutto se elettronica. No,non ha perso ispirazione Lorenzo e, anche se percorrendo una strada diversa, il punto di approdo resta lo stesso. Dieci !

Fabio Fiume

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