SANREMO 2011:Vecchioni racconta il suo Festival nell’intervista rilasciata a Simone Arminio per POPON

“Vado per vincere”, aveva detto Roberto Vecchioniqualche mese fa, ufficializzando la sua partecipazione a Sanremo. Con il senno di poi la sua dichiarazione appare tutt’altro che un bluff scaramantico. Poiché con Chiamami ancora amore, supportato da un consenso che ha visto insieme il pubblico da casa, gli orchestrali e i giornalisti, Vecchioni si è aggiudicato tutti i premi disponibili: la vittoria del Festival, il Premio della Critica “Mia Martini” e il Premio della Sala Stampa Radio Tv. Una bella soddisfazione che il professore, a caldo, ha commentato così.

Roberto Vecchioni, con lei a Sanremo hanno trionfato i contenuti e la canzone d’autore. Ma non era il Festival delle canzonette?
Siamo tutti vittime da anni di questo equivoco clamoroso. Un manicheismo che suole dividere le canzoni tra canzonette e canzone d’autore. Io però ho capito già da un po’ di anni che una canzone, quando è bella, quando ha sentimenti veri e arriva alla gente, non merita etichette né luoghi di privilegio. Di questo sono convintissimo. Altrimenti non sarei venuto a Sanremo dove, ammetterete, avevo anche un po’ da rischiare.

Pensa che il suo rimarrà un caso isolato? Io spero proprio di no. Si è respirata una bella aria in questi giorni al Festival. Un’aria nuova che impersona lo stesso Gianni Morandi, un italiano sincero e onesto che ha sofferto e ha gioito tantissimo lungo la sua carriera. E’ un esempio come tanti di come si possa affrontare la propria professione con onestà e popolarità. E spero che anche in politica qualcuno finalmente si tolga la maschera. Credo, infatti, che molti dei diverbi e delle diatribe attuali siano macchinati apposta. Poiché in realtà ci sono in Italia tante persone di parti avverse che si stimano. Il problema allora non è la sinistra o la destra: il problema a volte sono proprio gli uomini.

Nel suo brano si parla di giovani. Quei giovani che, citiamo, “difendono un libro vero”. A cosa si riferiva?
Pensavo alle ultime proteste studentesche: quegli studenti in piazza a Roma avevano dei libri in mano. Ho scritto questo brano pensando a loro. Pensavo che la cultura non è un oggetto trasportabile ma qualcosa che nasce in una terra e che va continuamente coltivata, corretta, portata avanti con passione. Da ragazzo ho fatto anch’io le mie lotte studentesche, e in quelle piazze la cultura era sempre con noi. In questi quindici, vent’anni, invece, questa parola ci è sembrata sempre più difficile da pronunciare che alla fine ne abbiamo perso l’uso: la cultura si sta perdendo, ci sfugge, va via. Eppure un popolo senza l’amore per la propria cultura non va da nessuna parte.

La sua però è una canzone ottimista.
Certo, perché credo che i nostri figli abbiano il diritto di coltivare speranze. Dobbiamo fidarci molto dei ragazzi e non è vero che la maggioranza di loro è simile a quegli adolescenti che guardiamo nelle pubblicità o in tv. I giovani italiani sono ben altri. Ne vedo molti ai miei concerti, e so che i ragazzi hanno una fertilità altissima e una voglia di avere degli esempi. Esempi che però, spesso non ottengono.

Un’altra immagine forte del suo brano è il riferimento alla “notte che dovrà pur finire”. Di quale notte parla?
Le notti di cui si parla nel brano sono due e ben distinte. La prima è quella orribile in cui è caduta l’Italia dal punto di vista civico e politico. La seconda è invece una notte esistenziale. Sono due notti, una sociale e l’altra esistenziale, da combattere con una fede oppure una speranza. Perché altrimenti non si va da nessuna parte.

Se Sanremo è lo specchio del paese, pensa ci possa essere anche nel paese la speranza di un nuovo Risorgimento?
E’ una domanda faticosa, e io non sono un saggista o un politico. Sono un poetastro, e i poetastri non riescono quasi mai a catturare con la ragione le cose ma rispondono con i sentimenti, che sono portatori di speranza. Una speranza grandissima, perché vedo nel Paese tanti segnali di rinascita.

Chiamami ancora amore è un caso anomalo anche se rapportato al suo repertorio. Possiamo considerarlo un episodio isolato?
Non è stato un episodio, bensì il frutto di un esperimento ben preciso. Ho lavorato per conciliare il colto con il popolare, e ho scoperto che si può fare benissimo. Quel motivo faciilssimo, “chiamami ancora amore / chiamami sempre amore”, non è per niente banale e appartiene alla cultura della musica popolare italiana. Per questo, quando mi è venuto in mente, l’ho subito afferrato, lasciando alle strofe la normale narrazione tipica delle mie canzoni e del mio modo di scrivere canzoni. L’anomalia, semmai è un altra: ho costruito un testo parecchio sgrammaticato. Volutamente. Un testo in cui i pronomi relativi non sono mai nel caso in cui dovrebbero essere. Sono sempre retti e mai obliqui. L’ho fatto per far sì che questa canzone fosse il più vicino possibile al nostro modo quotidiano di parlare. Un tesoro linguistico che evidentemente avevamo dentro tutti perché l’abbiamo riconosciuto, i ragazzi come i più grandi. Questa è la canzone popolare italiana e io la amo: credo che sia una delle più belle del mondo e che vada anche insegnata nelle scuole.

Qualcuno (Marco Mori di Riserva Sonora blog in conferenza stampa) ha accostato il suo brano a Ciao amore ciao di Luigi Tenco…
Sa quante volte ho pensato a questo accostamento in questi giorni? Tantissime. Il mio non era un tentativo di riscattare Tenco, perchè non sono io a poterlo fare e poi Tenco si è già riscattato da solo. Ma tutto questo gran parlare di sentimenti e nuovo modo di scrivere canzoni è partito da lui. Per questo non bisogna mai smettere di ricordare Lugi Tenco. Ed è anche questo il motivo per cui ho inserito un suo brano nel mio disco in uscita.

per leggere l’intera intervista: www.popon.it

Annunci

4 pensieri su “SANREMO 2011:Vecchioni racconta il suo Festival nell’intervista rilasciata a Simone Arminio per POPON

  1. Buongiorno, vi ringraziamo per aver ripreso la nostra intervista a Vecchioni, ma sareste così gentili da non pubblicarla per intero? La tutela del diritto d’autore consente di copiare solo una parte dell’articolo, rimandando – con un link alla fonte – la lettura dell’intero scritto. Attendiamo fiduciosi. Grazie!
    La Redazione di PopOn.it

    • Gentilissima Rachele, noi possiamo anche ridurre l’intervista per “la tutela del diritto d’autore”, però vorremmo capire in cosa differisce l’intervista dal video visibile sul sito Corriere della Sera poichè: le domande sono state fatte in sala stampa ed una era stata posta dal nostro inviato. Il link di riferimento è in fondo all’ articolo e nel titolo è evidenziato autore e testata. Anteporre fittizie domande su risposte date in conferenza stampa non è un’intervista, questo è un reportage !

      • Non è importante da dove arrivino le domande e le risposte, il nostro inviato era in conferenza stampa, ha registrato, sbobinato e affinato l’intervista corale. Potete fare lo stesso, se ci tenete, ma se prendere uno scritto dal portale PopOn, chiediamo la gentilezza di linkare buona parte dell’articolo stesso. Siamo certi che potete capire, il lavoro in rete va tutelato. Anche il vostro.
        R.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...