Nina Zilli : Favole moderne virgolettate di bianco e nero.

di Fabio Fiume

Le favole di una volta non esistono più; quelle in cui la principessa attendeva il principe con tanto di spada da sguainare che al trotto del suo cavallo bianco eliminava il cattivo di turno, la sposava e portava con sè nel castello. Le favole odierne sono decisamente meno tinte di rosa, a favore di un rosso porpora/passione e la principessa è quasi sempre meno trasognata ed è lei in prima persona a combattere per prendersi un principe che però la lascia in lacrime a rimurginare sui tradimenti e sulla consapevolezza che forse non potrà mai averlo, proprio perchè causa primaria del suo male. Lo sa bene Nina Zilli , che però ha trovato modo di articolare le tematiche sovraelencate colorandole di bianco e nero e riuscendo a trovare la propria personalità di composizione ed esecuzione andandosi a confondere invece nella moda del momento. Come una Winehouse della pianura padana Nina par davvero essersi sorbita ore ed ore di trasmissioni della tv che fu, italiana e non, che abbia studiato look, movenze, cadenze vocali, arrangiamenti, e persino modo di ammicare alle telecamere, shakerando il tutto con un linguaggio comprensibile alle generazioni odierne, che altrimenti percepirebbero il suo “Sempre lontano” come un disco per papà e mammà! Invece no, la Zilli è quantomai attuale ed il suo album si rivela una fucina di singoli interminabile, con oggettive possibilità di riuscita nella scalata alle classifiche airplay e download ed in apporto, di tenere in vita l’album donandogli longevità. Il brano sanremese “L’uomo che amava le donne” è il sunto di quanto detto finora, ovvero arrangiamento datato, testo da favola moderna, con lei che ricorda quant’era bello l’amore con lui che pero’ non sa far a meno di altre, video carico di ammiccamenti da diva a cavallo tra i 50 e 60, melodia che hai la sensazione di conoscere. Così anche “50 mila” il brano che l’ha lanciata l’estate scorsa e che la vedeva affiancata al mondo musicale di Giuliano Palma che con lei duettava nel brano. Parentesi reggae conferiscono nuove aperture come in “No pressure” ma anche in “Penelope” con la partecipazione di Smoke, condita di fiati e rivoluzione. Il mondo 50’s viene ripescato anche con la cover di “You can’t hurry love” delle Supremes di Diana Ross che diventa per l’occasione “L’amore verrà” che non aggiunge tuttavia granchè pathos al lavoro, che invece arriva con “Bellissimo” chiosa jazz/blues di un album che ha il suo perchè, se… non fosse che il disco della Winehouse è arrivato 4 anni prima.

6, comunque.

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