Opinioni su Sanremo. Già in moto la macchina organizzatrice del prossimo Festival a cui Gianna Nannini ha già ridetto “No!”

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Festival in crisi, Festival rinato, migliorato… si sprecano gli aggettivi per descriverlo; un Sanremo sovente bersagliato anche a causa di un format che quasi come sempre relega in secondo piano la musica. Specie dagli anni novanta ad oggi, è divenuto quasi esclusivamente un mero spettacolo televisivo, a scapito di una rassegna musicale “inesistente”, quella che invece dovrebbe valorizzare in modo serio la musica italiana, per ridare estro a un’Italia canora artisticamente a luci spente.
E’ purtroppo noto che a Sanremo si va soprattutto o solo (?), per inviti – e allora mi domando, ma le famosi selezioni, ci sono o no? Esiste una giuria reale? Ma tutto questo a cosa serve? E’ possibile mai che fra centinaia e centinaia di brani candidati a partecipare, poi in gara ci vanno “sempre” le canzoni peggiori? Come avviene la scrematura dei pezzi? Con quale criterio? Si fa l’interesse individuale, non della musica; ma è come un boomerang, il misfatto poi ritorna indietro con tutta la sua potenza, generando ancora crisi discografica, peraltro in un’ industria come quella della musica già compromessa da internet con i suoi buggerati download.
Qualcuno si lamenta che la gara a Sanremo non è elegante, che si tratta di una formula obsoleta, in grado oltretutto di svilire un artista; invece la gara a Sanremo è storia; la gara avvince, ed è da ritenersi uno strumento di stimolo e nell’interesse degli artisti e in quello delle case discografiche, per cercare di portare in gara i brani migliori.
Credo sia per contro, obsoleto, il regolamento che schiera da una parte i big e da un’altra le nuove proposte. Qualche anno fa è già stato fatto un tentativo del genere unendo i famosi coi nuovi e, l’esito è stato disastroso, ma solo per colpa di una selezione di canzoni obrobriose e alla quasi assenza di voci femminili fra i cantanti in gara: tre, su oltre venti uomini. Sarebbe bene, invece, concentrarsi esclusivamente sulla qualità della musica. Un buon pezzo cantato da un emerito sconosciuto, catalizza maggiormente l’attenzione del pubblico, rispetto a una canzone di scarso valore interpretata da un big. Si rammentino le perfomance festivaliere di Fabrizio Moro con Pensa, nel 2007, di Laura Pausini con La solitudine nel ’93 o di Vasco nell’83 con Vita spericolata, quando ancora nessuno li conosceva. Se a Sanremo ci fosse più musica di livello, non ci sarebbe neanche tanto bisogno di sbracciarsi per poter portare in gara o come ospiti, big considerati superiori come Antonello Venditti o Zucchero Fornaciari, tanto per fare due nomi a caso. Come in ogni “presepio” che si rispetti, ci vogliono anche la Madonna e il bambin Gesù, indi al Festival, si portino anche nomi noti ma ciò dovrebbe avvenire sempre in virtù del brano che quest’ultimi intenderanno presentare sul palco del Teatro Ariston! Dopotutto lo dice la denominazione stessa: Sanremo, festival della canzone italiana.
E se negli anni si riuscisse a raggiungere la strategia più giusta, una volta acquisita nuova e maggiore credibilità, non occorrerebbe neanche adoperarsi per avere in gara Ligabue o Francesco Renga, al posto di una giovane leva o di un big ritenuto di serie
b. Se non ci si svincola da certi meccanismi festivalieri e di mercato, e in generale da certi stereotipi per i quali se Roberto Vecchioni canta il trash scala ugualmente tutte le classifiche e se invece Pupo canta un pezzo da novanta, quasi nessuno lo considera, per la buona musica non ci sarà mai molta visibilità. In questo senso si era molto più avanti negli anni ’80, quando vi era spazio per chiunque e radiofonicamente e televisamente, quando si lasciava giustamente al popolo giudicare le canzoni e gli artisti migliori. Sono ormai vergognosamente sempre di più, gli artisti e le canzoni sacrificati al buio e al silenzio, a causa delle leggi screanzate dello star system.
Altra trovata in assoluto discutibile, è quella di ospitare fuori gara le cosiddette icone della canzone italiana, arrecando danno agli artisti stigmatizzati come interpreti minori, all’immagine del Festival di Sanremo e persino toccando la sfera sociologica del pensiero comune.

Alex Simone

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